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Per chi ci mette la faccia

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
24 Giugno, 2015
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Per chi ci mette la faccia
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veduta_di_insiemeMercoledì scorso al Centro Territoriale per la Creatività Urbana nella stazione Argine Palasport della Circumvesuviana c’è stata una lunga presentazione della murata di Jorit Agoch “Ael. Tutt’eguale song ‘e creature”.

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Fra i tanti, erano presenti l’assessore al Welfare Roberta Gaeta e Paola Di Lazzaro, in rappresentanza dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) e gli altri che hanno reso possibile la realizzazione dell’opera, tra cui, ovviamente, l’artista.
Le loro impressioni e speranze sul viso che affaccia a gran vista su Ponticelli sono state molto chiare: quella ragazzina dagli occhi verdi e con la pelle olivastra non potrà lasciare indifferenti le persone che ne incontreranno lo sguardo.
L’artista ha detto però le parole più belle, in risposta ad alcune domande che non potevano essere trattenute.

Perché proprio un viso? Come credi che concretamente quest’immagine possa dare un contributo reale al territorio?

“Un volto è un’immagine forte, forse la più incisiva. […] Una madre del palazzo, dopo un primo momento di dissenso, ha detto “Ma questa è tale e quale a mia figlia!”. La gente è passata dal vedere in quella bambina una zingara a chiamarla zingarella, in modo più affettivo che dispregiativo.”

Invece il tuo, di viso, non ami mostrarlo. C’è un qualche legame tra questa scelta e l’altra?

“In realtà non è un mio capriccio, e non sono il solo a pensarla così: tanti preferiscono non essere il personaggio artistico, fine a sé stesso. Voglio semplicemente che le persone apprezzino le mie opere, quello che resta sul muro.”

Quando hai iniziato sarai stato poco più di un ragazzino, immagino, e a tutt’ora sei ancora molto giovane. Com’è stato il passaggio dal nascondersi perché scrivere sui muri è illegale alla realizzazione sotto commissione di una cosa del genere?

“ Tutto questo è molto bello. Ovviamente non me l’aspettavo, ho iniziato a quattordici anni ed ero piccolo. I primi anni non mi rendevo nemmeno conto davvero di cosa facevo. Come tanti ho iniziato per ribellione, perché la street art parte da questo.”

A questo punto, sono poche le cose da aggiungere: se Jorit, un ragazzo di Quarto, della periferia di Napoli, ha potuto tanto, allora anche chi vive in quei palazzi domani può sperare di avere un futuro al di là delle tristi aspettative che talvolta, purtroppo, il territorio riserva. Magari partire proprio da questo: la ribellione.
La bambina che guarda Ponticelli sfida il luogo che è stato teatro di quello che ora è uno spiacevole ricordo per alcuni e un enorme incubo per altri: non è un caso che i suoi lineamenti rimandino alle persone che non lontano furono bruciate insieme ai loro accampamenti qualche anno fa.
Ma la ribellione è anche questo, e forse funziona già se gli abitanti di quel parco hanno iniziato a sentire propria l’opera artistica della zingarella.

Tags: . napoliartecuntoJorit Agochperiferia estponticellistreet art
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