Il 35enne, figlio di Aldo Gionta e nipote dello storico capoclan, è stato rintracciato nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre dalla Squadra Mobile di Napoli e dagli agenti del commissariato locale. Si era sottratto al blitz del 5 ottobre nell’inchiesta sulla faida tra il clan Gionta e il gruppo del IV Sistema, nata dopo la violenta rissa al Maximall.
Una stanza segreta, un accesso nascosto e un sistema di apertura azionabile con un telecomando. È qui, all’interno della propria abitazione a Torre Annunziata, che la polizia ha trovato Valentino Gionta junior, 35 anni, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sullo scontro tra gruppi criminali rivali.
La cattura è avvenuta nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre, al termine delle ricerche avviate dopo il blitz del 5 ottobre, quando Gionta era riuscito a sottrarsi all’esecuzione della misura cautelare. A individuarlo sono stati gli investigatori della Squadra Mobile di Napoli e del commissariato di pubblica sicurezza di Torre Annunziata.
Il nascondiglio era stato ricavato all’interno dell’abitazione e accuratamente occultato, l’accesso si trovava nella zona del bagno: attraverso un dispositivo azionato da un telecomando si apriva una porta che conduceva al vano segreto. La stanza era attrezzata con un letto, un televisore e una PlayStation e disponeva anche di un’uscita di emergenza verso il garage.
Un rifugio studiato per consentire di sparire rapidamente all’interno della stessa casa, senza dover lasciare l’abitazione. Gli investigatori hanno concentrato le ricerche su Torre Annunziata, fino a individuare il sistema che permetteva di accedere al bunker.
Il blitz del 5 ottobre e l’inchiesta sulla faida
L’arresto rappresenta un passaggio importante nell’esecuzione delle misure cautelari emesse nell’ambito dell’indagine coordinata dalla DDA di Napoli. Il provvedimento riguarda nove persone, gravemente indiziate, a vario titolo, di reati tra cui rissa, rapina, violenza privata, pubblica intimidazione con uso di armi e detenzione e porto di armi da sparo. Le contestazioni sono aggravate dal metodo mafioso.
Al centro dell’inchiesta c’è il violento contrasto tra il clan Gionta e il gruppo criminale conosciuto come IV Sistema, attivo nel rione Penniniello. Secondo la ricostruzione investigativa, la contrapposizione sarebbe sfociata in una serie di episodi violenti e ritorsioni legati alla contesa per il controllo del territorio.
La vicenda avrebbe avuto origine dalla rissa scoppiata nel maggio 2025 all’interno del centro commerciale Maximall di Torre Annunziata. Uno scontro avvenuto in un luogo frequentato da famiglie e clienti, che avrebbe segnato l’inizio di una nuova fase di tensione tra le due fazioni.
Per gli inquirenti, quanto accaduto non sarebbe rimasto circoscritto alla rissa, ma avrebbe innescato una sequenza di azioni successive, tra aggressioni e intimidazioni, riconducibili alla contrapposizione tra i gruppi rivali.
Una famiglia storicamente legata alla camorra oplontina
Il nome di Valentino Gionta junior è legato a una delle famiglie storiche della camorra di Torre Annunziata. È figlio di Aldo Gionta e nipote omonimo di Valentino Gionta, storico fondatore del clan, entrambi condannati all’ergastolo.
Il 35enne era già stato arrestato nel novembre 2014, dopo una precedente latitanza. Allora i carabinieri lo avevano trovato in un nascondiglio ricavato in un appartamento del rione Provolera, sempre a Torre Annunziata. Anche in quell’occasione il rifugio era stato realizzato per occultare la sua presenza agli investigatori.
A distanza di quasi dodici anni, la sua ricerca si è conclusa nuovamente all’interno di un nascondiglio domestico, questa volta dotato di un sistema di apertura telecomandato e di un’uscita di emergenza.
La somiglianza con altri bunker scoperti nel corso di indagini contro la criminalità organizzata richiama una modalità già emersa in passato nelle operazioni antimafia: utilizzare abitazioni apparentemente ordinarie per creare spazi nascosti, capaci di consentire a una persona ricercata di sottrarsi temporaneamente ai controlli.
La cattura chiude la fuga, non l’inchiesta
Con l’arresto di Gionta junior, le forze dell’ordine hanno raggiunto anche l’ultimo destinatario della misura cautelare che era riuscito a sottrarsi al blitz del 5 ottobre.
L’inchiesta ricostruisce un conflitto che, secondo l’accusa, avrebbe trasformato una rissa in un centro commerciale in una successione di episodi intimidatori, nel quadro della rivalità tra il clan Gionta e il IV Sistema. Una contesa nella quale gli investigatori ipotizzano la ricerca di supremazia criminale sul territorio.
A Torre Annunziata, intanto, l’attenzione degli investigatori resta concentrata sulla ricostruzione della rete di relazioni e delle responsabilità che si celano dietro la sequenza di violenze all’origine dell’inchiesta.











