Le dimissioni volontarie dei medici nel 2025 hanno superato per la prima volta i pensionamenti. L’Anaao Assomed Campania scrive al presidente della Regione Roberto Fico: “Non basta assumere, bisogna riuscire a trattenere i professionisti”.
I numeri raccontano un cambiamento che riguarda il Servizio sanitario nazionale e che chiama in causa anche la Campania.
Secondo il nuovo studio sulla demografia medica pubblicato dall’Anaao Assomed, nel 2025 le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri italiani sono state 3.767, contro 2.876 pensionamenti. È la prima volta, nel decennio analizzato, che le uscite volontarie superano quelle per pensionamento. In un solo anno le dimissioni sono aumentate del 150% rispetto alle 1.503 del 2024.
È a partire da questi dati che il segretario regionale dell’Anaao Assomed Campania, Vincenzo Bencivenga, rivolge una lettera aperta al presidente della Regione Roberto Fico, che ha mantenuto per sé la delega alla sanità.
“La sanità senza medici non si può fare”
Per Bencivenga, il problema non riguarda soltanto il numero dei professionisti che lasciano il Servizio sanitario pubblico, ma anche le ragioni che li spingono a farlo.
La lettera richiama i dati relativi alla Campania: nel 2025, secondo l’elaborazione Anaao citata dal sindacato, a fronte di 728 assunzioni a tempo indeterminato, 246 medici hanno rassegnato le dimissioni volontarie. Nel decennio, inoltre, gli organici medici regionali sarebbero passati dai 9.306 professionisti del 2015 ai 9.152 del 2024.
Il punto sollevato dall’Anaao è quindi quello della capacità del sistema di trattenere i professionisti già presenti negli ospedali e nei servizi sanitari.
“La sanità senza medici e dirigenti sanitari semplicemente non si può fare”, scrive Bencivenga, sottolineando che non sarebbe sufficiente procedere con nuove assunzioni se, parallelamente, altri professionisti decidono di lasciare il servizio pubblico.
Non solo stipendi: organizzazione, diritti e condizioni di lavoro
Nella lettera, l’Anaao individua una serie di fattori che, secondo il sindacato, incidono sull’attrattività del lavoro nella sanità pubblica: organizzazione del lavoro, rispetto professionale, applicazione dei contratti, valorizzazione delle competenze, possibilità di carriera, riposi e qualità della vita lavorativa.
Il tema è al centro anche del dibattito nazionale. Lo stesso studio Anaao evidenzia la necessità di intervenire sulle condizioni di lavoro, sul welfare, sulla sicurezza, sulla valorizzazione professionale e sugli incentivi per le sedi più disagiate e per il Mezzogiorno.
Secondo il sindacato, quindi, il problema non può essere affrontato esclusivamente attraverso il reclutamento.
“Continuare ad assumere senza riuscire a trattenere i professionisti significa riempire continuamente un contenitore che continua a perdere”, scrive Bencivenga.
L’appello alla Regione Campania
Da qui la richiesta di aprire un confronto con la dirigenza medica e sanitaria, partendo dalle singole aziende.
L’Anaao chiede in particolare di analizzare organici, dimissioni e condizioni concrete di lavoro, per comprendere dove e perché i professionisti decidano di lasciare il Servizio sanitario regionale.
La questione si inserisce in una fase nella quale la Regione Campania ha già indicato la sanità tra le proprie priorità. Nel bilancio regionale 2026-2028, il comparto sanitario rappresenta quasi il 70% della spesa regionale al netto delle partite di giro.
Nei mesi scorsi la Giunta Fico ha inoltre adottato provvedimenti riguardanti l’organizzazione sanitaria, la medicina territoriale e la valutazione dei risultati delle aziende sanitarie. A giugno, la Regione aveva annunciato che la valutazione dei manager sanitari sarebbe stata legata a obiettivi misurabili, tra cui riduzione delle attese nei Pronto soccorso, miglioramento degli esiti clinici e rispetto dei tempi massimi per visite e ricoveri.
Ora l’Anaao pone un altro tassello al confronto: prima di misurare le prestazioni del sistema, bisogna assicurarsi che ci siano professionisti nelle strutture per garantire quelle prestazioni.
“La Campania ha bisogno di una sanità pubblica forte”, conclude Bencivenga. “Ma una sanità pubblica forte si costruisce, prima di tutto, riconoscendo valore a chi la tiene in piedi ogni giorno”.









