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Molestie a una 13enne: la Procura ricorre contro la scarcerazione del 42enne

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
2 Settembre, 2026
in Cronaca
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Molestie a una 13enne: la Procura ricorre contro la scarcerazione del 42enne
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Il gip aveva riconosciuto la presenza di gravi indizi di colpevolezza, ma non aveva convalidato il fermo ritenendo assente il pericolo di fuga. L’uomo era stato sottoposto all’obbligo di firma.

La Procura di Torino non si ferma e impugna la decisione del gip che ha disposto la scarcerazione di un 42enne indagato per violenza sessuale ai danni di una tredicenne. Il pubblico ministero presenterà ricorso al Tribunale del Riesame contro il provvedimento con cui il giudice ha escluso la convalida del fermo e applicato all’uomo la misura dell’obbligo di firma.

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La vicenda ha suscitato forti reazioni nelle ultime ore e ha riportato al centro del dibattito il tema delle misure cautelari nei procedimenti che coinvolgono presunte violenze ai danni di minori.

Il gip: gravi indizi, ma nessun pericolo di fuga

Il punto centrale della decisione riguarda la valutazione delle esigenze cautelari.

Il gip, secondo quanto riferito da fonti giudiziarie, ha riconosciuto l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato. Non ha però ritenuto sussistente il pericolo di fuga, condizione necessaria per la convalida del fermo.

Per quanto riguarda le esigenze cautelari, il giudice ha ritenuto sufficiente l’obbligo di firma, disponendo quindi la scarcerazione dell’uomo dopo la permanenza in carcere.

Una decisione che ora sarà sottoposta al vaglio del Tribunale del Riesame su iniziativa della Procura.

La vicenda

Secondo quanto ricostruito nelle prime informazioni sull’indagine, la tredicenne sarebbe entrata nel negozio nel quale lavorava il 42enne.

Tra i due ci sarebbe stato inizialmente un rapporto di conoscenza legato alle precedenti occasioni in cui la ragazza era entrata nel negozio. La situazione sarebbe poi degenerata in un episodio di natura sessuale che la giovane ha successivamente denunciato.

Gli investigatori hanno acquisito anche le immagini delle telecamere di sorveglianza dell’esercizio commerciale, che avrebbero documentato quanto accaduto.

La contestazione, secondo quanto riportato dagli organi di informazione, riguarda un palpeggiamento, qualificato dalla legge come atto di violenza sessuale. Saranno comunque gli sviluppi dell’indagine e il successivo iter giudiziario a stabilire le responsabilità dell’indagato.

Il ricorso della Procura

La Procura ha scelto di impugnare il provvedimento del gip davanti al Tribunale del Riesame, chiedendo una nuova valutazione della misura cautelare.

Il passaggio è importante perché il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini e l’uomo non è stato condannato. La decisione sulla misura cautelare non equivale dunque a una sentenza di assoluzione né anticipa l’esito del processo.

Il Riesame dovrà valutare nuovamente gli elementi disponibili e stabilire se sussistano condizioni per una misura cautelare più severa rispetto all’obbligo di firma.

Il caso finisce anche sul tavolo del ministro Nordio

La vicenda ha provocato anche un intervento sul piano istituzionale. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha disposto l’invio di ispettori al Tribunale di Torino per verificare gli aspetti relativi alla decisione del giudice.

La questione giudiziaria si intreccia così con un dibattito più ampio: da una parte la necessità di garantire la tutela delle vittime, soprattutto quando si tratta di minori; dall’altra il rispetto delle regole che disciplinano le misure cautelari e della presunzione di non colpevolezza.

Una vicenda che ora passa al Riesame

La prossima tappa sarà dunque davanti al Tribunale del Riesame. Sarà quella sede a dover stabilire se le esigenze cautelari indicate dalla Procura giustifichino una misura diversa da quella già disposta.

Intanto resta sullo sfondo una vicenda che coinvolge una minorenne e che ha riacceso interrogativi delicati sulla protezione delle vittime, sull’efficacia delle misure cautelari e sull’equilibrio tra garanzie dell’indagato e necessità di prevenire eventuali ulteriori rischi.

Il procedimento è ancora in corso e ogni responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi competenti.

Tags: 13enneCarlo Nordiocronacagipindaginiminorimolestieobbligo di firmaProcura di Torinoscarcerazionetorinotribunale del riesameviolenza sessuale
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Una lite tra adolescenti, nata secondo le prime ricostruzioni da una contesa sentimentale, si è trasformata in una brutale aggressione nel cuore del Vomero. Per il pestaggio del padre intervenuto in difesa delle figlie, avvenuto nella notte tra sabato 10 e domenica 11 ottobre in zona piazza Vanvitelli, sono stati identificati una decina di giovani, quasi tutti minorenni. Nel gruppo ci sarebbero anche i figli di due poliziotti. Le responsabilità individuali sono ancora al vaglio degli investigatori.  L’inchiesta è coordinata dalle Procure ordinaria e per i minorenni di Napoli. I carabinieri stanno ricostruendo le diverse fasi della vicenda e il ruolo di ciascun partecipante, anche attraverso i filmati dell’aggressione circolati in rete. La lite tra ragazze e l’intervento del padre Secondo la ricostruzione investigativa, tutto sarebbe cominciato con un diverbio tra giovanissime, legato a una presunta rivalità sentimentale. La discussione sarebbe degenerata in un’aggressione ai danni delle figlie dell’uomo e di una loro cugina. Una delle ragazze sarebbe stata colpita da un giovane arrivato in scooter. Avvertito di quanto accaduto, il padre è intervenuto per affrontare il ragazzo. Da lì la situazione sarebbe precipitata: il giovane avrebbe chiamato in aiuto alcuni amici e l’uomo sarebbe stato circondato e picchiato ripetutamente, anche quando era già a terra. Il pestaggio ha avuto conseguenze gravissime. Durante l’aggressione, un mezzo per la raccolta dei rifiuti ha investito l’uomo, schiacciandogli una gamba. Trasportato all’ospedale Cardarelli, è stato sottoposto a cure e a un intervento chirurgico. Il rischio di amputazione, temuto nelle prime ore, è stato scongiurato. Anche una delle figlie ha avuto bisogno di assistenza medica.  Una decina di giovani identificati, quasi tutti minorenni I primi accertamenti hanno portato all’identificazione di otto ragazzi, sei maschi e due femmine. Gli sviluppi più recenti parlano complessivamente di una decina di giovani individuati. Tra loro ci sarebbero anche due figli di appartenenti alle forze dell’ordine. A preoccupare è anche quanto sarebbe accaduto dopo l’aggressione. La famiglia avrebbe ricevuto minacce e insulti sui social, con le figlie dell’uomo nuovamente esposte a intimidazioni. La vittima ha riferito di essere particolarmente preoccupata per la loro sicurezza.  Piazza Vanvitelli, arriva il presidio interforze Dopo il pestaggio, il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha disposto l’istituzione immediata di un posto fisso interforze in piazza Vanvitelli. Il dispositivo prevede la presenza a rotazione di equipaggi delle forze dell’ordine, della polizia locale e della polizia metropolitana. La misura si aggiunge ai controlli rafforzati già previsti per alcune aree del Vomero, con pattugliamenti e vigilanza nelle ore considerate più delicate, in particolare durante le serate del fine settimana. L’obiettivo dichiarato è prevenire nuovi episodi di violenza e garantire maggiore sicurezza a residenti, commercianti e frequentatori della zona.  Per sabato 17 ottobre è stata inoltre annunciata una mobilitazione pacifica promossa da famiglie del quartiere, con l’obiettivo di esprimere solidarietà all’uomo aggredito e alle sue figlie e chiedere una presenza più costante delle istituzioni.  Una violenza che non può essere liquidata come una bravata La vicenda di piazza Vanvitelli impone una riflessione che va oltre la dinamica della lite e l’identificazione dei singoli partecipanti. Se una discussione tra adolescenti può trasformarsi in un pestaggio di gruppo, se un uomo finisce in ospedale con lesioni gravissime e se la sua famiglia teme nuove ritorsioni dopo aver denunciato, il problema non può essere archiviato come una semplice lite tra ragazzi. La risposta deve passare dall’accertamento delle responsabilità, dalla tutela della vittima e dei familiari e da interventi capaci di prevenire nuove aggressioni. 

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