Un arresto per spaccio ha portato alla luce una rete digitale composta da circa 300 utenti che, attraverso WhatsApp, segnalavano in tempo reale la presenza delle forze dell’ordine sulle strade della Costiera. La scoperta è avvenuta quasi casualmente durante un’operazione antidroga dei Carabinieri della stazione di Vico Equense.
Tutto nasce dall’arresto di un 20enne, sorpreso dai militari mentre cedeva circa 40 grammi di sostanza stupefacente a un cliente in cambio di 400 euro. Il giovane è stato arrestato con l’accusa di detenzione di droga ai fini di spaccio ed è ora in attesa di giudizio, mentre l’acquirente è stato segnalato., ma il vero elemento emerso dall’operazione riguarda ciò che accadeva sul telefono dell’acquirente.
Il telefono continuava a squillare
Mentre i Carabinieri stavano completando gli atti relativi all’intervento, sul cellulare dell’uomo continuavano ad arrivare notifiche.
Non erano messaggi qualsiasi. Provenivano da un gruppo WhatsApp denominato “PDB Allert”, composto da circa 300 persone, verosimilmente residenti o comunque presenti nell’area della Costiera. La sigla “PDB” indicherebbe “Posti Di Blocco”.
I militari hanno così scoperto una sorta di rete di segnalazione dal basso: gli utenti comunicavano agli altri partecipanti la presenza di pattuglie e controlli, fornendo indicazioni in tempo reale sui punti nei quali erano stati avvistati gli uomini delle forze dell’ordine.
Tra i messaggi intercettati comparivano segnalazioni come “CC alla fine di via Bagnulo nascosti”, “pdb cc piazza a Seiano”, oppure riferimenti alla presenza dei Carabinieri in piazza Mercato e piazza Lauro.
Una sorta di mappa condivisa e continuamente aggiornata dagli stessi partecipanti.
Trecento occhi sulla strada
Il meccanismo è quello del crowdsourcing: più persone osservano ciò che accade sul territorio e trasferiscono immediatamente l’informazione a una platea molto più ampia.
Una pattuglia viene avvistata, qualcuno la segnala, la notifica arriva agli altri, chi riceve l’avviso può conoscere la presenza dei controlli e, potenzialmente, modificare il proprio percorso.
Non significa che tutti i componenti del gruppo utilizzino necessariamente le informazioni per commettere reati ed è proprio questo uno degli aspetti che gli investigatori dovranno approfondire: chi sono gli utenti, quali contenuti condividono e soprattutto quale sia la reale finalità della rete.
La scoperta, dunque, non equivale automaticamente all’attribuzione di responsabilità penali ai circa 300 iscritti. Gli accertamenti sono appena iniziati.
L’aspetto più singolare: i Carabinieri non stavano facendo un posto di blocco
C’è però un dettaglio che rende la vicenda ancora più significativa.
Il 20enne arrestato non è stato intercettato grazie a un posto di controllo stradale, i Carabinieri erano impegnati in un servizio antidroga a piedi, con militari sia in uniforme sia in abiti civili. Un’attività mirata che ha portato a individuare il presunto spacciatore mentre effettuava la cessione.
La chat, quindi, può essere efficace nel segnalare una pattuglia visibile sulla strada, ma non necessariamente riesce a intercettare un’attività investigativa discreta, un controllo in borghese o un intervento effettuato lontano dai tradizionali posti di blocco ed è proprio questo elemento a rendere particolarmente interessante la scoperta.
Dalla piazza fisica alla piazza digitale
La vicenda di Vico Equense racconta anche una trasformazione più ampia.
Un tempo per sapere dove fossero i controlli servivano il passaparola, una telefonata, qualcuno appostato lungo la strada.
Oggi bastano uno smartphone e una chat. La tecnologia permette di trasformare decine o centinaia di osservatori occasionali in una rete capace di produrre informazioni praticamente in tempo reale.
È un sistema che nasce dalla strada ma che vive sul telefono e che, secondo quanto emerso dagli accertamenti, può diventare particolarmente utile a chi cerca di evitare i controlli.
Per questo i Carabinieri stanno ora approfondendo contenuti e utenti della chat “PDB Allert”, per comprendere quanto fosse strutturato il sistema e quale utilizzo venisse fatto delle informazioni condivise.











