Oltre 3.600 persone sono ancora fuori casa, 215 edifici risultano inagibili e 408 sono le ordinanze di sgombero emesse. La rete civica rilancia le proprie proposte: «Il CAS da solo non basta, servono strumenti per impedire che la comunità flegrea venga dispersa».
A Pozzuoli l’emergenza bradisismica non è finita. A più di tre settimane dalla forte scossa del 31 luglio, la città continua a fare i conti con abitazioni inagibili, famiglie lontane dalle proprie case, verifiche sugli edifici e una ricerca di alloggi che, secondo cittadini e associazioni, sta diventando sempre più difficile.
Gli ultimi dati aggiornati al 21 agosto 2026 restituiscono la dimensione della crisi: sono 3.627 le persone sfollate, appartenenti a 1.443 nuclei familiari, mentre gli edifici dichiarati inagibili sono 215. Le unità abitative interessate dai provvedimenti sono 1.085 e le ordinanze di sgombero emesse 408, a fronte di appena 9 ordinanze di revoca.
È in questo scenario che torna a farsi sentire la rete civica Pozzuoli Esiste Ancora, protagonista nelle ultime settimane di assemblee, cortei e mobilitazioni.
«Prima gli sfollati, poi gli slogan»
«Dal 31 luglio a Pozzuoli esiste un’urgenza che viene prima di ogni altra discussione: oltre 3.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni e rischiano di diventare invisibili».
È il punto di partenza della rete, che chiede alle istituzioni di concentrarsi innanzitutto sulla condizione concreta di chi oggi non può rientrare nella propria casa.
Tra gli sfollati ci sono bambini, anziani, persone con disabilità e nuclei familiari fragili. E proprio per alcune di queste famiglie trovare una sistemazione alternativa può diventare ancora più complicato.
Il problema è anche quello degli affitti. La disponibilità di abitazioni nell’area flegrea e nei Comuni vicini è limitata e, secondo le denunce arrivate nelle ultime settimane, in alcuni casi i prezzi sono aumentati significativamente. La questione è stata sollevata anche durante le proteste degli sfollati, che chiedono un tetto sicuro senza essere costretti ad abbandonare il territorio.
Il CAS non basta
Uno dei nodi principali riguarda il Contributo di autonoma sistemazione, lo strumento utilizzato per sostenere economicamente le famiglie costrette a lasciare la propria abitazione.
Secondo la rete civica, però, il contributo economico non risolve automaticamente il problema.
«Un contributo economico non garantisce automaticamente una casa», sottolinea Pozzuoli Esiste Ancora, soprattutto in un mercato immobiliare caratterizzato da disponibilità limitata e prezzi difficili da sostenere.
Gli ultimi dati disponibili al 19 agosto indicano 1.207 richieste di CAS, con 726 nuclei familiari già pagati e 481 richieste ancora da liquidare, tra istruttorie e pagamenti da completare.
Il tema dell’assistenza agli sfollati è diventato centrale anche nel dibattito pubblico delle ultime settimane.
Le quattro proposte della rete
Per affrontare l’emergenza abitativa, Pozzuoli Esiste Ancora propone quattro interventi immediati.
Il primo è collegare il CAS a forme di canone concordato, così da evitare che l’aumento dei prezzi degli affitti finisca per vanificare il contributo destinato alle famiglie.
Il secondo riguarda la possibilità di individuare aree nel territorio di Pozzuoli per realizzare alloggi temporanei dignitosi, come previsto dalla pianificazione dell’emergenza, evitando però qualsiasi riproposizione delle baraccopoli del passato.
Il terzo intervento riguarda la convenzione tra Regione Campania e Federalberghi, che secondo la rete dovrebbe privilegiare le strutture ricettive più vicine ai Campi Flegrei.
Infine viene chiesto di destinare prioritariamente una parte degli alloggi pubblici disponibili ai nuclei sgomberati con minori, persone con disabilità e altri soggetti fragili.
L’obiettivo dichiarato non è soltanto trovare un posto dove dormire, ma evitare che l’emergenza produca una dispersione definitiva della popolazione.
3.627 persone fuori casa
I numeri fotografano una situazione ancora pesante.
Dall’aggiornamento del 21 agosto risultano:
- 3.627 persone sfollate;
- 1.443 nuclei familiari sgomberati;
- 215 edifici inagibili;
- 1.085 unità abitative interessate;
- 408 ordinanze di sgombero;
- 9 ordinanze di revoca;
- 1.486 interventi dei Vigili del Fuoco;
- 21 squadre ancora impegnate nelle verifiche e nell’assistenza.
La maggior parte delle persone ha trovato una sistemazione autonoma: sono 3.459 gli sfollati in autonoma sistemazione, mentre 143 persone sono ospitate in strutture alberghiere e altre 53 sono accolte al Palatrincone.
Nel frattempo continuano le verifiche sugli edifici e gli interventi per consentire, dove possibile, il rientro nelle abitazioni.
Anche le chiese e le scuole danneggiate
L’emergenza non riguarda soltanto le abitazioni.
Sono 19 gli edifici di culto dichiarati inagibili e sono in corso, con il coinvolgimento dei Vigili del Fuoco, della Soprintendenza e della Diocesi, le attività per mettere in sicurezza e trasferire opere d’arte, arredi e altri beni culturali.
Sul fronte scolastico proseguono invece gli interventi sui danni non strutturali di 7 edifici scolastici comunali e 4 istituti di competenza della Città Metropolitana.
Con l’inizio dell’anno scolastico sempre più vicino, la questione abitativa assume quindi anche una dimensione sociale: per migliaia di famiglie significa capire dove vivere, dove mandare i propri figli a scuola e come riuscire a mantenere una quotidianità il più possibile normale.
«Le mobilitazioni hanno già cambiato il dibattito»
La rete rivendica il ruolo delle mobilitazioni che hanno attraversato Pozzuoli nelle ultime settimane.
Dopo la scossa di magnitudo 4.7 del 31 luglio, centinaia di cittadini sono scesi più volte in strada chiedendo un tetto sicuro, aiuti economici e interventi più rapidi. Lo striscione «Pozzuoli esiste ancora» è diventato il simbolo della protesta.
Il 12 agosto un’assemblea pubblica ha raccolto proposte e rivendicazioni da portare al confronto istituzionale e alla cabina di regia in Prefettura.
Tra le richieste avanzate ci sono l’estensione dei contributi, la copertura integrale dei costi degli interventi, la semplificazione delle procedure, una soluzione per le piccole difformità edilizie, verifiche capillari sugli edifici, sostegni alle attività economiche e ai lavoratori, misure specifiche per gli sfollati e maggiore trasparenza sull’attività del commissario straordinario.
Il nodo dello stato di emergenza
C’è poi il tema dello stato di emergenza, sul quale il dibattito politico e istituzionale è aperto.
Pozzuoli Esiste Ancora invita a non trasformare la questione in uno scontro ideologico.
La richiesta della rete è chiara: prima bisogna stabilire quali misure servono realmente ai Campi Flegrei, quali risorse devono essere garantite e quali poteri occorre mettere in campo. Soltanto dopo, secondo il movimento, si dovrebbe discutere dello strumento giuridico più adeguato.
Il messaggio rivolto a Governo e Regione è quindi quello di spiegare pubblicamente quali vantaggi concreti deriverebbero da un’eventuale dichiarazione dello stato di emergenza e di intervenire, nel frattempo, sul decreto-legge 144/2026 affinché le misure siano adeguate alla dimensione della crisi.
Il decreto-legge 144/2026, pubblicato il 7 agosto ed entrato in vigore l’8 agosto, contiene già disposizioni specifiche sui contributi per l’autonoma sistemazione e sulla riparazione e riqualificazione sismica degli edifici residenziali inagibili nei Campi Flegrei. Il provvedimento dovrà essere convertito in legge e il testo potrà quindi essere modificato durante l’iter parlamentare.
«La vera normalità è tornare in sicurezza»
È forse questo il punto più importante della mobilitazione.
Perché tornare a casa non significa semplicemente riaprire una porta.
Significa sapere che quell’edificio è sicuro. Significa poter pagare un affitto nel frattempo. Significa non dover scegliere tra restare sul proprio territorio e riuscire a mantenere economicamente la propria famiglia. Significa permettere ai bambini di continuare ad andare a scuola e alle attività commerciali di sopravvivere.
E significa soprattutto evitare che un’emergenza sismica diventi anche un’emergenza sociale.
Pozzuoli Esiste Ancora lo dice con parole nette: «La normalità non può essere semplicemente tornare a casa il prima possibile. La vera normalità è poter tornare in sicurezza, garantendo contemporaneamente il diritto alla casa, la tutela delle persone e la permanenza della comunità sul proprio territorio».
Perché dietro i 3.627 sfollati non ci sono soltanto numeri da aggiornare in una tabella.
Ci sono 3.627 vite sospese.
E mentre continuano le verifiche sugli edifici e il confronto politico sulle misure da adottare, la richiesta della comunità flegrea resta una delle più semplici: prima le persone, poi gli slogan. Prima le risposte, poi la politica.











