Una struttura storica dell’allevamento di Beagle destinati alla sperimentazione animale ha chiuso definitivamente i battenti. È la fine di Ridglan Farms, realtà statunitense con sede a Blue Mounds, nel Wisconsin, che per decenni ha allevato cani destinati ai laboratori di ricerca.
La notizia è stata rilanciata nei giorni scorsi dalla LAV, che parla della liberazione di quasi 2.000 cani destinati alla sperimentazione. Gli ultimi 155 animali rimasti nella struttura sono stati affidati ad associazioni che si occuperanno delle loro cure, della riabilitazione e, dove possibile, dell’adozione.
La chiusura dopo decenni di attività
Ridglan Farms era uno dei principali allevamenti commerciali statunitensi specializzati nella fornitura di Beagle per la ricerca biomedica.
La chiusura arriva dopo anni di proteste, contestazioni e accertamenti sul benessere degli animali. Nel 2025 un’indagine aveva fatto emergere, secondo quanto riportato dalle fonti che hanno seguito la vicenda, anche episodi di maltrattamento. In particolare, alcuni dipendenti erano stati accusati di avere rimosso ghiandole oculari ai cani senza anestesia.
La vicenda giudiziaria e le contestazioni hanno contribuito a mettere sotto pressione la struttura, fino alla decisione di rinunciare alla licenza di allevamento.
Oltre 2.000 Beagle verso una nuova vita
Il passaggio decisivo è avvenuto nel corso del 2026.
Circa 1.500 cani erano già stati trasferiti ad associazioni per la protezione degli animali, tra cui Big Dog Ranch Rescue e Center for a Humane Economy. Gli ultimi 155 Beagle sono stati successivamente affidati a organizzazioni che seguiranno il loro recupero.
Per molti di questi animali comincia quindi una fase completamente diversa: non più l’allevamento finalizzato alla fornitura per la ricerca, ma cure veterinarie, socializzazione e, quando le condizioni lo consentiranno, ricerca di una famiglia.
Una vittoria per le associazioni animaliste
La chiusura di Ridglan Farms è stata definita dalle associazioni animaliste una vittoria storica.
La LAV ha sottolineato come la vicenda rappresenti un importante passo verso una ricerca scientifica che possa fare sempre più affidamento su metodi alternativi alla sperimentazione animale.
Il tema resta però complesso. Il termine “vivisezione” viene spesso utilizzato nel dibattito pubblico per indicare in generale la sperimentazione sugli animali, mentre in ambito scientifico e normativo si parla più propriamente di sperimentazione animale.
La questione dell’utilizzo degli animali nella ricerca continua infatti a dividere associazioni animaliste e parte della comunità scientifica, soprattutto sul rapporto tra tutela degli animali, ricerca biomedica e sviluppo di metodologie alternative.
La fine di un’epoca
La chiusura di Ridglan Farms non cancella il dibattito sulla sperimentazione animale, ma segna comunque una svolta per migliaia di Beagle.
Quegli animali, nati per essere destinati ai laboratori, ora hanno davanti una possibilità diversa: essere curati, conoscere la vita fuori da una struttura di allevamento e, per molti di loro, diventare semplicemente cani di famiglia.
È forse questo l’aspetto più concreto della vicenda. Dietro i numeri e le polemiche sulla ricerca ci sono quasi 2.000 animali che, dopo anni trascorsi all’interno di una filiera destinata alla sperimentazione, hanno finalmente lasciato quella struttura.
E per gli ultimi 155 Beagle, il prossimo capitolo sarà lontano dai laboratori: sarà quello della riabilitazione e, se tutto andrà bene, di una nuova casa.










