Spari in mezzo alla folla della movida nel cuore di Napoli, un pizzaiolo innocente colpito gravemente all’addome e una spedizione armata maturata, secondo gli investigatori, in un contesto di criminalità organizzata. A quasi un anno dal raid del 27 giugno 2024, la Squadra Mobile di Napoli ha notificato una nuova misura cautelare in carcere nei confronti di Christian Uccello, ritenuto uno dei componenti del commando armato.
L’uomo è accusato di tentato triplice omicidio aggravato dal metodo mafioso.
La sparatoria nella movida
Secondo la ricostruzione investigativa, nella notte del 27 giugno 2024 almeno due persone armate aprirono il fuoco tra decine di giovani presenti nelle strade della movida napoletana.
L’obiettivo dell’agguato sarebbero stati due ragazzi ritenuti rivali, coinvolti poco prima in una lite. I sicari avrebbero agito a volto coperto e armati di pistole semiautomatiche, esplodendo diversi colpi in una zona affollata.
Nel caos generato dalla sparatoria, un pizzaiolo di 25 anni, completamente estraneo ai contrasti criminali, venne raggiunto da un proiettile all’addome. Le sue condizioni apparvero immediatamente gravissime e il giovane fu costretto per mesi a sottoporsi a cure mediche e interventi sanitari.
Gli altri bersagli del commando
Tra le persone finite nel mirino del raid vi sarebbe stato anche il figlio di una nota tiktoker, imparentato – secondo gli investigatori – con un esponente di spicco della camorra dei Quartieri Spagnoli.
Il giovane e un suo amico rimasero feriti in modo lieve alle gambe, mentre il pizzaiolo fu la vittima più grave dell’agguato.
L’episodio provocò forte allarme sociale, soprattutto per la modalità dell’azione: spari esplosi in piena area della movida, tra cittadini, turisti e lavoratori.
Le indagini e gli arresti
Le indagini della Squadra Mobile partirono immediatamente dopo il raid e portarono, nell’agosto 2024, all’arresto di cinque giovani tra i 20 e i 25 anni.
Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe organizzato una vera e propria spedizione punitiva armata. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di avere preso parte all’agguato o di averne supportato la pianificazione e la fuga.
Christian Uccello viene indicato dagli inquirenti come uno degli esecutori materiali della sparatoria.
L’inchiesta si è basata su immagini di videosorveglianza, analisi balistiche, testimonianze raccolte sul posto, ricostruzione dei movimenti degli indagati.
Le telecamere avrebbero documentato parte dell’azione del commando e gli spostamenti immediatamente successivi alla sparatoria.
Il metodo mafioso contestato
La Procura contesta l’aggravante mafiosa ritenendo che il raid sia stato compiuto con modalità tipiche delle organizzazioni criminali: uso delle armi in luogo pubblico, intimidazione armata e dimostrazione di forza sul territorio.
Un’azione che, secondo gli investigatori, avrebbe potuto provocare una strage in una delle zone più frequentate della vita notturna napoletana.
Il dramma del pizzaiolo innocente
La vicenda del 25enne rimasto gravemente ferito è diventata simbolo del rischio che corrono cittadini estranei alla criminalità quando le faide si spostano nelle strade affollate della città.
Il giovane, che stava semplicemente lavorando durante la notte della sparatoria, ha affrontato mesi di cure e ricoveri a causa delle ferite riportate.
L’inchiesta prosegue ora per chiarire ulteriori responsabilità e ricostruire completamente il ruolo di ogni componente del commando.











