Il clan Di Lauro è una delle organizzazioni camorristiche più influenti di Napoli, operante principalmente nei quartieri di Secondigliano e Scampia. Fondato da Paolo Di Lauro nel 1982, il clan ha esteso la sua influenza anche nei comuni limitrofi come Casavatore, Melito, Arzano, Villaricca e Mugnano.
Origini e Ascesa
Paolo Di Lauro, noto come “Ciruzzo ‘o milionario” per la sua abilità negli affari e nel gioco d’azzardo, ha iniziato la sua carriera criminale negli anni ’80. Sotto la sua guida, il clan ha sviluppato una struttura organizzativa efficiente, concentrandosi principalmente sul traffico di droga. Negli anni ’90 e all’inizio degli anni 2000, il clan guadagnava oltre 500.000 euro al giorno dalla vendita di stupefacenti, rendendo Secondigliano uno dei più grandi mercati della droga a cielo aperto in Europa.
La Prima Faida di Scampia
Nel 2002, un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia portò all’arresto di membri influenti del clan, sebbene Paolo Di Lauro riuscisse a sfuggire alla cattura. Durante la sua latitanza, la leadership passò ai suoi figli, in particolare a Cosimo Di Lauro, che implementò cambiamenti significativi nella gestione del clan. Queste modifiche causarono malcontento tra i membri storici, portando alla scissione di una fazione nota come Scissionisti di Secondigliano, guidata da Raffaele Amato. Questo conflitto interno sfociò nella Prima Faida di Scampia nel 2004, causando oltre 150 morti nel primo anno.
Arresti e Declino Temporaneo
La faida attirò l’attenzione delle forze dell’ordine, culminando con l’arresto di Cosimo Di Lauro nel gennaio 2005 e di Paolo Di Lauro nel settembre dello stesso anno. Questi arresti indebolirono temporaneamente il clan, ma non ne segnarono la fine. Nel marzo 2019, un’operazione delle forze dell’ordine portò all’arresto di Marco Di Lauro, latitante da 14 anni e considerato uno dei criminali più ricercati d’Italia.
Riorganizzazione e Attività Recenti
Nonostante i colpi subiti, il clan Di Lauro ha dimostrato una notevole capacità di adattamento. Secondo rapporti delle autorità antimafia del 2021, l’organizzazione ha ridotto le attività criminali visibili, come le estorsioni, concentrandosi su operazioni più sofisticate, tra cui il contrabbando internazionale di tabacchi e la contraffazione su scala europea. Questa evoluzione ha permesso al clan di mantenere la propria influenza e solidità economica.
Codici di Condotta e Cultura Interna
Sotto la guida di Paolo Di Lauro, il clan adottò rigidi codici di condotta. Era vietato risolvere dispute economiche con la violenza senza l’approvazione dei vertici. Inoltre, erano proibite le relazioni extraconiugali tra membri del clan; violare queste regole poteva portare a punizioni estreme, incluso l’omicidio.
Influenza nella Cultura Popolare
La storia del clan Di Lauro ha ispirato opere come il libro “Gomorra” di Roberto Saviano e l’omonima serie televisiva, che hanno portato all’attenzione internazionale le dinamiche della camorra napoletana.
In conclusione, il clan Di Lauro rappresenta un esempio emblematico della capacità delle organizzazioni criminali di adattarsi e reinventarsi, mantenendo la propria influenza nonostante le sfide e le operazioni delle forze dell’ordine.
I figli di Paolo Di Lauro hanno giocato un ruolo fondamentale nella storia del clan, specialmente dopo la sua latitanza e gli arresti che hanno decimato la leadership dell’organizzazione. Essi non solo hanno continuato a portare avanti le operazioni del clan, ma hanno anche contribuito a evolverne la struttura e la strategia. Di seguito vengono descritti i principali figli di Paolo Di Lauro e il loro impatto sull’organizzazione criminale.
Cosimo Di Lauro
Cosimo, il figlio primogenito, è stato senza dubbio la figura più centrale del clan durante la fase di transizione. Dopo la latitanza del padre, Cosimo è diventato il leader de facto del clan, e ha preso il comando durante un periodo particolarmente delicato, segnato dalla crescente rivalità interna e dalla faida con il gruppo degli Scissionisti di Secondigliano.
Strategia di gestione: Cosimo ha cercato di rafforzare l’organizzazione attraverso una struttura più centralizzata e una gestione più rigida delle operazioni di traffico di droga, concentrandosi soprattutto sulla gestione dei traffici con l’estero.
La scissione e la faida: Il tentativo di Cosimo di centralizzare il potere e prendere il controllo assoluto del clan ha portato alla rottura con alcuni membri storici. Il risultato è stata la violenta faida di Scampia (2004-2005), in cui diversi membri del clan e dei gruppi rivali sono morti.
Arresto: Cosimo Di Lauro è stato arrestato nel gennaio 2005, un colpo durissimo per il clan che, tuttavia, non ne segnò la fine immediata. La sua cattura segnò il punto culminante della guerra interna e il declino temporaneo dell’organizzazione.
Marco Di Lauro
Marco, il secondo figlio di Paolo, ha preso il controllo del clan dopo l’arresto di Cosimo, cercando di mantenere viva l’influenza familiare e riprendersi dallo shock della faida.
Latitanza e ruolo dominante: Marco è stato uno dei latitanti più ricercati d’Italia per oltre un decennio. Durante questo periodo, si ritiene che abbia continuato a gestire il traffico di stupefacenti e le operazioni del clan dietro le quinte, grazie a una rete di fedelissimi che lo supportavano.
Arresto nel 2019: Nel marzo del 2019, Marco è stato finalmente catturato dopo 14 anni di latitanza. Il suo arresto ha rappresentato un altro durissimo colpo al clan, anche se l’organizzazione è riuscita ad adattarsi ai cambiamenti, continuando a operare con un profilo più basso.
Altri figli
Oltre a Cosimo e Marco, Paolo Di Lauro ha avuto altri figli che, sebbene meno noti, hanno giocato ruoli minori o hanno partecipato comunque ad attività criminali. Alcuni di loro sono stati coinvolti in affari più “bassi” del clan, come il recupero crediti o la gestione delle estorsioni nei quartieri di Secondigliano e Scampia.
Il coinvolgimento familiare
Il clan Di Lauro si è distinto per il coinvolgimento di tutta la famiglia nella gestione delle operazioni, non solo attraverso i figli maschi. Anche le figure femminili, come le mogli o le sorelle, erano spesso coinvolte nella gestione delle attività logistiche o nell’amministrazione degli affari del clan.
Rete familiare: La rete familiare ha permesso al clan di operare in modo molto più coeso rispetto ad altri gruppi camorristici. Le donne, ad esempio, erano spesso incaricate di custodire denaro o di occuparsi delle comunicazioni interne, riducendo il rischio di infiltrazioni esterne.
Controllo del territorio: I figli di Paolo Di Lauro hanno mantenuto il controllo stretto su determinati territori, soprattutto nelle aree di Scampia, Secondigliano, e Melito. Con il passare degli anni, hanno cercato di consolidare la loro posizione, riducendo le incursioni delle forze dell’ordine e gli attacchi di altri gruppi.
I figli di Paolo Di Lauro hanno avuto un ruolo determinante nel mantenimento della potenza e della struttura del clan anche dopo il periodo di latitanza e gli arresti dei capi. Sebbene abbiano subito ingenti perdite e le forze dell’ordine abbiano inflitto numerosi colpi al gruppo, il clan Di Lauro ha continuato a prosperare grazie alla loro capacità di adattamento, al controllo ferreo del territorio e a una gestione familiare molto organizzata. Il clan ha fatto affidamento sulla solida rete di legami e su un’efficace organizzazione per garantire che le attività criminali continuassero a essere redditizie, anche in un contesto di crescente pressione da parte delle forze dell’ordine.
Vincenzo Di Lauro, uno degli altri figli di Paolo Di Lauro, ha ricoperto un ruolo significativo all’interno del clan, pur non essendo mai stato al centro delle operazioni come i suoi fratelli Cosimo e Marco. Vincenzo è spesso descritto come un personaggio meno appariscente ma comunque molto influente nelle dinamiche interne del clan Di Lauro. Ecco un approfondimento sul suo ruolo:
Ruolo all’interno del clan
Vincenzo è stato coinvolto nelle attività camorristiche fin da giovane, ma, a differenza dei fratelli Cosimo e Marco, non ha ricoperto il ruolo di leader assoluto. È stato una figura chiave in molte delle operazioni interne del clan, specialmente in un periodo di transizione e di instabilità.
Amministrazione e gestione delle operazioni: Vincenzo ha spesso gestito aspetti operativi minori rispetto ai fratelli maggiori, come la gestione della logistica e dei contatti con i piccoli clan alleati. Il suo ruolo era spesso legato alla parte amministrativa e all’organizzazione delle risorse necessarie per mantenere l’efficienza del traffico di droga e delle estorsioni.
Meno visibilità pubblica: Vincenzo è sempre stato più discreto rispetto ad altri membri della famiglia, scegliendo di non attirare su di sé l’attenzione mediatica. Nonostante ciò, la sua influenza era palpabile nel quartiere di Secondigliano, dove aveva il controllo di alcune attività commerciali e gestiva una rete di contatti strategici.
Ruolo durante la faida di Scampia: Durante la faida tra gli “ammiccati” (fedeli a Cosimo Di Lauro) e gli “scissionisti” (la fazione rivale, capeggiata da Raffaele Amato), Vincenzo giocò un ruolo di mediatore, cercando di mantenere la pace tra le diverse fazioni del clan. Sebbene non avesse lo stesso carisma di Cosimo, la sua abilità diplomatica gli permise di mantenere una certa stabilità all’interno della famiglia durante uno dei periodi più turbolenti della storia del clan.
Arresto e Difficoltà
Come molti dei membri del clan Di Lauro, Vincenzo ha incontrato difficoltà legali e arresti durante la sua carriera criminale. È stato arrestato più volte per vari crimini, ma non ha mai raggiunto lo stesso livello di notorietà di Cosimo e Marco.
Problemi legali: Vincenzo è stato arrestato per reati connessi al traffico di droga, estorsioni e altri crimini legati alle attività camorristiche. Nonostante questi arresti, è sempre riuscito a mantenere una certa influenza nel clan, grazie anche al supporto di altri membri della famiglia.
Ruolo nella riorganizzazione del clan: Dopo l’arresto di Cosimo e Marco e la cattura di altri membri del clan, Vincenzo è stato uno dei pochi a cercare di mantenere l’unità della famiglia. La sua presenza nel clan, anche se meno visibile, è stata determinante per la continuità delle operazioni e per garantire che il clan Di Lauro non perdesse il controllo delle sue attività, nonostante i colpi subiti.
Relazioni con altri clan e alleanze
Vincenzo ha avuto un ruolo anche nelle alleanze con altri gruppi camorristici, cercando di consolidare i legami tra il clan Di Lauro e altre famiglie della camorra napoletana. La sua posizione all’interno della famiglia lo ha reso un interlocutore importante in molti accordi criminali, tra cui quelli relativi al traffico di droga e all’estorsione.
Sostenitore di alleanze strategiche: Pur non essendo un “capo” carismatico come Cosimo, Vincenzo ha svolto un ruolo fondamentale nel mantenere i contatti con altre famiglie camorristiche e nel negoziare alleanze strategiche, particolarmente nel traffico internazionale di stupefacenti.
Influenza su Secondigliano e Scampia: La sua figura è rimasta molto influente nel quartiere di Secondigliano, dove il clan Di Lauro ha avuto il suo punto di maggiore potenza. Vincenzo, con il suo approccio più discreto, ha continuato a operare in modo silenzioso ma efficace, mantenendo la sua posizione nel cuore del potere camorristico napoletano.
Sebbene Vincenzo Di Lauro non sia stato il membro più visibile e potente del clan rispetto a Cosimo e Marco, il suo ruolo all’interno dell’organizzazione è stato comunque cruciale. La sua abilità nella gestione delle dinamiche interne del clan, nella diplomazia e nel mantenimento dei contatti con altre organizzazioni criminali gli ha permesso di consolidare una posizione di rilievo, soprattutto in tempi di difficoltà. Vincenzo ha contribuito a mantenere viva la struttura del clan anche quando i suoi fratelli erano latitanti o arrestati, svolgendo un ruolo discreto ma decisivo per la sopravvivenza e la continua operatività del clan Di Lauro.










