Si apre una fase cruciale nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di poco più di due anni deceduto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Ospedale Monaldi dopo un trapianto di cuore non riuscito,
Nel pomeriggio del 28 aprile, presso il Policlinico di Bari, prende il via l’incidente probatorio disposto dalla magistratura: un passaggio tecnico e giudiziario fondamentale per fare luce su quanto accaduto.
Al centro dell’analisi ci sono i due organi coinvolti nella vicenda: il cuore trapiantato, arrivato da Bolzano e il cuore malato del piccolo, espiantato durante l’intervento. Entrambi sono stati posti sotto sequestro e saranno esaminati dal collegio di periti nominati dal giudice, insieme ai consulenti delle parti.
L’obiettivo è chiarire se vi siano state negligenze o errori nella gestione del trapianto, soprattutto in relazione alle condizioni dell’organo donato, che secondo le indagini potrebbe essere stato danneggiato durante il trasporto.
A chiedere con forza questi accertamenti è stato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia. «Sono passati mesi caratterizzati da silenzi e bugie – ha dichiarato – ma oggi inizia un percorso che porterà alla verità».
Un passaggio che segna, per i familiari, l’inizio concreto della ricerca di giustizia dopo settimane di dolore e interrogativi rimasti senza risposta.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Napoli, vede sette medici iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo in concorso. Per alcuni di loro si ipotizza anche il reato di falso.
L’incidente probatorio servirà a cristallizzare le prove tecniche, rendendole utilizzabili nel futuro processo.
Le analisi sui due cuori rappresentano uno snodo fondamentale per ricostruire la catena sanitaria, verificare le condizioni reali dell’organo trapiantato e accertare eventuali responsabilità mediche. Solo attraverso questi esami sarà possibile stabilire cosa sia accaduto in sala operatoria quel 23 dicembre, quando il trapianto non andò a buon fine.










