Si apre un nuovo fronte nell’inchiesta sulla morte del giovane maresciallo dei carabinieri Giovanni Sparago, 25 anni, originario del Casertano e in servizio a La Spezia.
A pochi giorni dalla tragedia, i familiari chiedono con forza che venga valutata una pista diversa da quella iniziale: l’istigazione al suicidio.
Il giovane militare è morto il 22 aprile all’interno della caserma dove prestava servizio. Le prime ipotesi investigative avevano fatto riferimento a un gesto volontario, ma fin da subito la famiglia ha espresso dubbi su questa ricostruzione.
Giovanni, secondo il racconto dei genitori, era un ragazzo pieno di progetti, determinato a proseguire la carriera nell’Arma e con l’ambizione di diventare ufficiale. Attraverso i loro legali, i genitori hanno presentato un’istanza alla Procura della Spezia chiedendo di essere ascoltati.
L’obiettivo è fornire agli inquirenti elementi che, secondo la famiglia, potrebbero portare a una diversa qualificazione dei fatti, ipotizzando appunto il reato di istigazione al suicidio.
Secondo quanto riferito dai familiari, il giovane avrebbe confidato nel tempo situazioni di disagio legate all’ambiente lavorativo.
Il padre, ufficiale dell’Esercito, ha parlato apertamente di pressioni, critiche e comportamenti ostili da parte di colleghi, che avrebbero inciso profondamente sul suo stato emotivo.
Un quadro che, se confermato, potrebbe cambiare radicalmente la direzione dell’indagine.
La Procura ligure, coordinata dal pubblico ministero titolare del fascicolo, sta ora valutando la richiesta della famiglia.
L’eventuale apertura all’ipotesi di istigazione al suicidio rappresenterebbe un passaggio decisivo, perché implicherebbe la verifica di responsabilità di terzi nel determinare o rafforzare il gesto estremo.









