È l’immagine simbolo delle migrazioni contemporanee e delle politiche di espulsione negli Stati Uniti: la fotografia di una famiglia migrante separata dagli agenti dell’ICE ha vinto il World Press Photo of the Year 2026, uno dei premi più prestigiosi del fotogiornalismo mondiale.
Lo scatto porta la firma della fotografa americana Carol Guzy, realizzato per ZUMA Press e pubblicato dal Miami Herald.
L’immagine ritrae il momento drammatico in cui un padre migrante, dopo un’udienza in un tribunale federale di New York, viene fermato e allontanato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), mentre la moglie e i tre figli cercano disperatamente di trattenerlo.
Secondo la ricostruzione del World Press Photo, l’uomo – un cittadino ecuadoregno – era arrivato all’udienza rispettando le procedure legali, ma è stato poi detenuto immediatamente all’uscita dall’aula.
La scena, immortalata in un corridoio del tribunale, mostra il dolore improvviso e la frattura di un nucleo familiare in pochi secondi.
Il premio è stato assegnato tra oltre 57.000 fotografie provenienti da 141 Paesi, selezionate da una giuria internazionale.
La giuria ha sottolineato che l’immagine non rappresenta un caso isolato, ma documenta una pratica sistematica di separazione delle famiglie migranti durante i procedimenti di espulsione negli Stati Uniti.
Secondo il World Press Photo, lo scatto “testimonia il costo umano delle politiche migratorie” e trasforma un momento privato in una prova visiva di carattere pubblico e politico.
Carol Guzy è una delle fotografe più premiate al mondo: è stata la prima giornalista a vincere quattro Premi Pulitzernella storia del giornalismo americano.
Il suo lavoro si concentra da anni su crisi umanitarie, guerre e migrazioni, con particolare attenzione alle storie individuali dietro i grandi eventi globali.
Accanto alla foto vincitrice, il concorso ha selezionato due finaliste: una sulla crisi umanitaria a Gaza, l’altra sulla violenza e la giustizia in Guatemala.
Temi diversi, ma uniti dalla stessa linea narrativa: raccontare conflitti e diritti umani attraverso la fotografia documentaria.
Lo scatto di Carol Guzy si inserisce nella tradizione del fotogiornalismo d’inchiesta: non solo una scena emotiva, ma un documento che racconta l’impatto concreto delle politiche migratorie sulle famiglie.
Un’immagine che, come ha sottolineato la giuria, invita a “guardare ciò che spesso resta invisibile”, trasformando un istante di dolore in memoria collettiva.











