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Ponticelli, fermo convalidato per il 23enne accusato della morte di Fabio Ascione

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
17 Aprile, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Ponticelli, il racconto del collaboratore Mammoliti: “Si vantava della sparatoria, poi il colpo partito per errore”
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Si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha deciso comunque di parlare Francescopio Autiero, il 23enne fermato per la morte di Fabio Ascione, all’alba di martedì 7 aprile nel quartiere Ponticelli di Napoli. Al termine dell’udienza di convalida, il giudice per le indagini preliminari ha disposto per lui la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti i gravi indizi e le esigenze cautelari.

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Dopo quasi una settimana di irreperibilità, il giovane si è consegnato ai carabinieri alla vigilia dei funerali della vittima, nelle ire successive all’esecuzione del fermo del minorenne alla guida dello scooter a bordo del quale Autiero ha ingaggiato un conflitto a fuoco con un gruppo di giovani di Volla poco prima dell’omicidio di Ascione. Un gesto che ha segnato una svolta nelle indagini, consentendo agli inquirenti di ascoltare la sua versione dei fatti.

Davanti al gip, Autiero ha scelto il silenzio formale, ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee, sostenendo la tesi dell’incidente:«Avevo la pistola tra le mani. Stavo raccontando quello che era successo, ma il colpo è partito per errore. Non volevo uccidere il mio amico». Parole che delineano una ricostruzione difensiva destinata ora a essere verificata attraverso accertamenti tecnici e investigativi.

Autiero avrebbe quindi confermato la ricostruzione dei fatti cristallizzata dai carabinieri di Poggioreale coordinati dalla DDA di Napoli: in seguito alla sparatoria con il gruppo di Volla, il 23enne avrebbe trovato riparo nei pressi dei campetti di calcio di via Miranda dove erano presenti altri giovani, tra i quali anche il cugino di Fabio Ascione. Quest’ultimo si sarebbe avvicinato al gruppo riconoscendo amici e parenti mentre Autiero maneggiava l’arma, vantandosi del conflitto a fuoco e mimandone le fasi salienti. In quel frangente sarebbe partito il colpo accidentalmente che si è rivelato fatale per Fabio Ascione.

Dopo una lunga camera di consiglio, il giudice ha convalidato il fermo e disposto la detenzione in carcere per il 23enne. Una decisione che conferma, allo stato, la solidità dell’impianto accusatorio. La difesa, rappresentata dagli avvocati Leopoldo Perone e Simone Grossi, ha già annunciato ricorso al Tribunale del Riesame, contestando la misura cautelare e chiedendone la revisione.

Diversa la posizione del minore sottoposto a fermo: non gli viene contestato l’omicidio, ma reati legati alla detenzione e al porto di armi, proprio perché coinvolto solo nel confirto a fuoco con il gruppo rivale andato in scena poco prima dell’omicidio di Ascione. Secondo quanto emerso, il minorenne avrebbe guidato lo scooter su cui viaggiava Autiero durante il raid. Anche nel suo caso, durante l’udienza, non sono mancate dichiarazioni ammissive e momenti di forte tensione emotiva.

Ascione è stato ucciso nelle prime ore del mattino di martedì 7 aprile, intorno alle cinque, in viale Carlo Miranda, nel quartiere Ponticelli.

Secondo gli investigatori, poco prima della morte di Ascione, il 23enne avrebbe preso parte a uno scontro a fuoco nei pressi di un’attività commerciale della zona. Un episodio che si inserirebbe in un contesto più ampio di tensioni tra gruppi provenienti da aree limitrofe.

Gli inquirenti stanno ora approfondendo i legami tra i soggetti coinvolti e ambienti già noti alle forze dell’ordine, nel tentativo di chiarire se si sia trattato di un episodio isolato o dell’espressione di dinamiche criminali più strutturate.

Restano numerosi punti oscuri, a partire dalla dinamica esatta dello sparo che ha colpito mortalmente Fabio Ascione. La versione del colpo partito accidentalmente dovrà essere verificata attraverso perizie balistiche e riscontri oggettivi.

L’inchiesta prosegue dunque su più fronti, tra analisi tecniche, testimonianze e ricostruzioni investigative. Sullo sfondo resta una vicenda segnata da rapporti personali, armi e contesti di tensione, che dovranno essere chiariti per definire con precisione responsabilità e circostanze.

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