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Napoli, capitale del pianoforte: 160 costruttori nell’Ottocento

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
11 Aprile, 2026
in Arte & Spettacolo
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Napoli, capitale del pianoforte: 160 costruttori nell’Ottocento
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Mercoledì 15 aprile prossimo, alle 17, la sala Filangieri dell’Archivio di Stato di Napoli ospita l’incontro con Francesca Seller, I pianoforti a Napoli nell’Ottocento, per la rassegna A carte scoperte.

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La musicologa porta alla luce il fenomenale artigianato della costruzione dei pianoforti a Napoli prima dell’Unità d’Italia, che testimonia una vita musicale intensa e socialmente trasversale.

Introdotto da Ferdinando Salemme e Giuliana Ricciardi, l’incontro vede gli interventi musicali della pianista Sara Amoresano ed è a ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

La ricerca di Francesca Seller restituisce una pagina per lo più ignorata della storia musicale partenopea e italiana. Il censimento da lei condotto individua circa 160 costruttori di pianoforti attivi a Napoli dalla prima metà dell’Ottocento fino all’Unità d’Italia: un numero che, raffrontato ai pochi grandi marchi internazionali oggi esistenti nel settore, rivela la straordinaria vitalità di una manifattura fiorente e capillarmente radicata nel tessuto urbano della città.

Accanto ai grandi artigiani di strumenti da concerto – come Sievers, i cui pianoforti erano destinati alle sale più prestigiose – proliferavano piccole botteghe in cui ebanisti intraprendenti si dedicavano alla costruzione di strumenti per un mercato interno vivace. Una produzione che attraversava i confini tra alta committenza e ceti intermedi, rispecchiando la domanda di uno strumento ormai entrato nella vita quotidiana di molti.

Quella ricchezza manifatturiera era al tempo stesso specchio e motore di una pratica musicale intensa e socialmente trasversale. Teatri, sale da concerto, salotti privati: la vita musicale napoletana dell’Ottocento pulsava ben oltre i circuiti d’élite, alimentando un mercato del pianoforte che non aveva eguali nel Mezzogiorno.

In occasione dell’incontro, saranno esposti i documenti più rappresentativi sull’argomento conservati nell’Archivio partenopeo: un’occasione per avvicinarsi direttamente alle fonti che hanno reso possibile la ricerca e per misurare la straordinaria densità del patrimonio documentario napoletano.

Gli interventi musicali di Sara Amoresano offrono un contrappunto sonoro al racconto storico, con un programma che attraversa il pianoforte dell’Ottocento nelle sue declinazioni più diverse. Si apre con la Quintiglia, che Giuseppe Giaquinto trasse da motivi del suo balletto Tikke-Tak, rappresentato al San Carlo nel 1866: una composizione che restituisce il sapore della musica da salotto napoletana. Seguono le Bagatelle op. 126 nn. 1 e 2 di Ludwig van Beethovene l’Improvviso op. 142 n. 2 di Franz Schubert.

A carte scoperte è il ciclo di incontri ideato da Francesco Cotticelli, Paologiovanni Maione, Giuliana Ricciardi, Ferdinando Salemme e Michela Ventriglia, a cura degli archivisti dell’Archivio di Stato di Napoli. Ogni appuntamento valorizza ricerche che hanno avuto come fonte primaria le carte conservate nell’Istituzione culturale partenopea, trasformando i documenti in strumenti vivi di narrazione storica e conoscenza condivisa.

L’Archivio di Stato di Napoli, istituito nel 1808 per volontà di Giuseppe Bonaparte, conserva uno dei più importanti patrimoni documentari d’Europa, con fondi che coprono oltre dodici secoli di storia del Mezzogiorno.

La rassegna A carte scoperte è realizzata con il contributo del Ministero della Cultura – Direzione generale Archivi, dell’Università degli studî di Napoli Federico II – Dipartimento di Studî umanistici e dell’Università degli studî della Campania Luigi Vanvitelli.

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