L’Italia punta ancora una volta sulla propria identità culturale e sulle tradizioni per arricchire la lista del patrimonio immateriale dell’UNESCO. Sono tre le nuove candidature presentate: l’arte del presepe, le uve della Valpolicella e il patrimonio alimentare alpino.
Tra queste, particolare rilievo assume il presepe, considerato uno dei simboli più rappresentativi della tradizione italiana. A sottolinearne il valore è stato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha definito il presepe “un elemento qualificante dell’identità culturale italiana”, capace di raccontare storia, fede e creatività artigianale tramandata nei secoli.
Non è un caso che il presepe abbia una delle sue espressioni più celebri a Napoli, dove l’arte presepiale rappresenta una vera e propria eccellenza riconosciuta a livello internazionale, con botteghe storiche e maestri artigiani che continuano a mantenere viva la tradizione.
Accanto al presepe, l’Italia ha candidato anche le uve della Valpolicella, simbolo di una cultura enologica profondamente radicata nel territorio veneto, e il patrimonio alimentare alpino, che racchiude saperi, pratiche agricole e tradizioni gastronomiche delle comunità montane.
Le candidature mirano a valorizzare non solo prodotti e tradizioni, ma anche i saperi collettivi e le pratiche sociali che definiscono l’identità dei territori. Il riconoscimento dell’UNESCO rappresenterebbe un importante passo per la tutela e la promozione di queste eccellenze, rafforzando il legame tra cultura, territorio e comunità.
Ora si attende l’esame delle candidature da parte dell’organizzazione internazionale, che nei prossimi mesi valuterà l’inserimento dei nuovi elementi nella prestigiosa lista del patrimonio culturale immateriale.











