Dopo un lungo calvario durato sette anni, si spegne all’età di 47 anni Antonio Di Palo, appuntato della Polizia di Stato, gravemente ferito durante un servizio di controllo del territorio la notte del 13 gennaio 1963.
Quella sera, Di Palo era impegnato con altri colleghi nella normale attività di pattugliamento notturno nei pressi di Aversa. Fermò un’autovettura con a bordo due giovani, entrambi con precedenti penali; mentre uno esibiva i documenti, l’altro impugnò improvvisamente una pistola e fece fuoco contro l’agente. Tre proiettili colpirono l’appuntato al torace, ferendolo gravemente.
Subito trasportato in ospedale e sottoposto a un delicato intervento chirurgico, Di Palo non si riprese mai completamente. Negli anni successivi affrontò numerosi ricoveri e operazioni, alternando fasi di apparente miglioramento a periodi di peggioramento progressivo delle condizioni di salute. Nonostante la forza d’animo che lo portò perfino a rientrare al lavoro per un breve periodo, le ferite riportate non gli diedero mai piena guarigione.
Il 16 marzo 1970, all’età di 47 anni, Antonio Di Palo morì nella clinica dove era stato ricoverato nuovamente a causa dell’aggravarsi delle complicazioni legate alle ferite d’arma da fuoco. Il suo lento e doloroso declino fu il risultato di quel violento agguato di anni prima, che aveva segnato per sempre la sua salute e la sua esistenza.
Il suo aggressore fu catturato immediatamente dopo i fatti e condannato a 11 anni di reclusione per tentato omicidio.
Appuntato di Pubblica Sicurezza in forza alla Questura di Napoli, Di Palo lasciò una moglie e un figlio di appena due anni. La sua vicenda rimane un drammatico esempio del rischio insito nel servizio di polizia e della dedizione di chi, ogni giorno, si espone in prima linea per garantire la sicurezza della collettività.
La storia di Antonio Di Palo è ricordata sia negli archivi ufficiali dei caduti delle forze dell’ordine sia da siti e associazioni che raccolgono le storie di quanti hanno sacrificato la vita o la salute in servizio. Il suo nome è inserito nell’elenco dei caduti della Polizia di Stato, testimonianza del suo impegno e del tributo umano pagato nel corso della sua carriera.











