Un dato che colpisce e preoccupa: 27 minorenni arrestati o denunciati per omicidio a Napoli nel solo primo semestre del 2025. È la cifra che emerge dal rapporto “Dis(armati). Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, realizzato dal polo ricerca di Save the Children.
Il numero è particolarmente allarmante perché quasi eguaglia il totale registrato in tutto il 2024, quando i minori coinvolti in omicidi erano stati 28. E se si guarda ancora più indietro, il confronto appare ancora più significativo: nel 2019 erano stati 13. Una crescita che fotografa un fenomeno sempre più complesso e che riguarda non solo Napoli ma molte realtà urbane italiane.
Un quadro sempre più violento
Il rapporto evidenzia come negli ultimi anni sia cambiata la natura della criminalità minorile. Se in passato prevalevano i reati contro il patrimonio, oggi sono in aumento i reati contro la persona, come aggressioni, risse e minacce.
A livello nazionale, i reati violenti commessi da minori sono passati da 15.365 nel 2019 a 21.958 nel 2025, segnalando un’evoluzione significativa nel panorama della criminalità giovanile.
Anche altri dati relativi a Napoli mostrano una situazione preoccupante:
- 73 minori denunciati o arrestati per porto abusivo di armi nel primo semestre del 2025
- 73 minorenni accusati di lesioni personali nello stesso periodo
- 18 minori coinvolti in risse nei primi sei mesi dell’anno
Gli esperti sottolineano che questi numeri indicano come la soglia dello scontro tra giovanissimi si sia alzata in modo significativo negli ultimi anni.
Ragazzi sempre più armati
Uno degli elementi più inquietanti messi in luce dal rapporto è la crescente diffusione di armi tra i giovani.
In tutta Italia i minori segnalati per porto abusivo di armi o oggetti atti ad offendere sono passati da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024, mentre nei primi sei mesi del 2025 erano già 1.096.
Tra gli adolescenti intervistati per la ricerca emerge una percezione inquietante: molti portano coltelli o altri oggetti pericolosi per sentirsi più sicuri o per non apparire deboli davanti agli altri. In alcuni contesti il coltello viene considerato quasi un oggetto “normale”, parte della vita quotidiana.
Questo fenomeno genera quello che gli esperti definiscono “cortocircuito della paura”: i ragazzi si armano per difendersi, ma la presenza diffusa di armi aumenta il rischio di escalation violente.
Il ruolo della criminalità organizzata
Nel caso di Napoli, il rapporto evidenzia anche il rischio del coinvolgimento dei minori nelle dinamiche criminali.
Secondo gli esperti, ragazzi di 14 o 15 anni vengono spesso reclutati dalle organizzazioni criminali perché più facili da controllare e meno esposti penalmente rispetto agli adulti. In questo modo i clan riescono a mantenere una presenza costante sul territorio.
Nel primo semestre del 2025, in Italia si registrano anche 46 minori denunciati o arrestati per associazione mafiosa, quasi quanto l’intero 2024 (49 casi). Una parte significativa di questi episodi riguarda territori come Napoli e Catania.
Le cause: solitudine, rabbia e vuoti educativi
Secondo Save the Children, la violenza giovanile non può essere spiegata solo con dinamiche criminali o con problemi di ordine pubblico.
Dietro molti episodi emergono fragilità emotive, solitudine e mancanza di opportunità educative. I ricercatori parlano di ragazzi “armati” di coltelli o pistole ma “disarmati” sul piano relazionale ed emotivo, incapaci di gestire frustrazione, rabbia e conflitti.
Tra i fattori indicati nel rapporto:
- isolamento e fragilità psicologiche
- mancanza di spazi educativi e sociali
- difficoltà familiari
- influenza dei social media, che amplificano e spettacolarizzano la violenza
In molti casi gli episodi violenti vengono filmati e condivisi online, trasformando l’aggressione in una sorta di “performance” per ottenere visibilità e riconoscimento sociale.
Il rischio di una generazione invisibile
Secondo gli esperti, interpretare questi episodi solo come un problema di sicurezza rischia di essere insufficiente.
La violenza giovanile viene spesso descritta come un linguaggio estremo con cui molti adolescenti cercano riconoscimento e appartenenza. In contesti segnati da povertà educativa e mancanza di prospettive, l’illegalità può diventare per alcuni ragazzi una forma di identità e protezione.
Per questo Save the Children chiede un cambio di prospettiva: investire in educazione, spazi sociali, servizi per l’adolescenza e programmi di prevenzione.
Solo attraverso un’alleanza tra scuole, famiglie, istituzioni e terzo settore, conclude il rapporto, sarà possibile affrontare un fenomeno che non riguarda solo la sicurezza ma il futuro di un’intera generazione.











