In occasione dei quarant’anni dalla tragica morte di Giancarlo Siani, la Radiotelevisione italiana propone un documentario che celebra la vita, il lavoro e l’eredità civile del giovane cronista napoletano assassinato dalla camorra a soli 26 anni. Il documentario, intitolato “Quarant’anni senza Giancarlo Siani”, andrà in onda giovedì 26 febbraio alle 21.20 su Rai 5.
Prodotto da Combo International in collaborazione con Rai Documentari, il documentario ripercorre la vicenda umana e professionale di Siani, giornalista de Il Mattino, ucciso la sera del 23 settembre 1985 nel quartiere Vomero di Napoli mentre stava raccontando le connessioni tra criminalità organizzata e politica.
Il film non si limita a ricostruire la tragica morte del giovane cronista, ma mette in luce l’impegno civile che caratterizzò la sua attività giornalistica. Con materiali d’archivio, interviste e contributi di chi lo ha conosciuto, la narrazione del documentario affronta il ruolo di Siani come simbolo di giornalismo libero e d’inchiesta, la denuncia dei poteri criminali e l’impatto che il suo lavoro ha avuto sulla società e sul mondo dell’informazione italiana.
Grande rilievo è dato anche alla indagine che, anni dopo, ha permesso di fare luce sull’omicidio, grazie all’azione determinata del cosiddetto “Pool Siani” – un gruppo di magistrati, carabinieri e giornalisti che portarono alla scoperta degli esecutori e dei mandanti dell’atroce delitto.
La regia è affidata a Filippo Soldi, autore e regista pluripremiato, mentre la sceneggiatura è firmata insieme a Pietro Perone, giornalista de Il Mattino e testimone diretto di quegli anni. Nel documentario partecipa anche Toni Servillo, che presta la voce a Siani leggendo alcuni dei suoi articoli, letti agli studenti della scuola frequentata dal cronista.
“Quarant’anni senza Giancarlo Siani” non è solo un omaggio alla memoria, ma anche una riflessione sull’importanza di un’informazione libera e coraggiosa, capace di affrontare le mafie e i poteri criminali con rigore e responsabilità. La sua figura, raccontata con lucidità e intensità, rimane un simbolo di impegno civile per le nuove generazioni di giornalisti e cittadini.











