Torna sotto i riflettori il caso della morte di Chiara Jaconis, la 30enne turista padovana morta nel settembre 2024 dopo essere stata colpita alla testa da una pesante statuetta precipitata dall’alto, mentre passeggiava tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli di Napoli. A distanza di oltre un anno e mezzo, il Tribunale per i minorenni di Napoli ha emesso una sentenza di non luogo a procedere nei confronti del ragazzino che, secondo gli inquirenti e il giudice, sarebbe stato l’autore del gesto, ritenuto responsabile, ma non imputabile per età inferiore ai 14 anni all’epoca dei fatti.
La decisione giudiziaria apre la strada alla prosecuzione dell’inchiesta per i genitori del minore, nei confronti dei quali è stato notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari con la contestazione del reato di omissione di vigilanza (omicidio colposo). La Procura di Napoli contesta loro di non aver adeguatamente vigilato sul figlio, pur sapendo che il ragazzo aveva in passato lanciato oggetti dal balcone e non avendo rimosso o protetto adeguatamente superfici e materiali pericolosi.
A rompere il silenzio sulla vicenda è stato nelle ultime ore Gianfranco Jaconis, padre di Chiara, ha espresso apprezzamento per il lavoro dei magistrati che, a suo dire, hanno ricostruito in modo inequivocabile la dinamica dei fatti, ma ha anche lanciato un duro appello ai genitori del ragazzo. “Da parte nostra rimane l’auspicio che i genitori del ragazzino possano capire finalmente chi c’è dall’altra parte e, in un gesto di umanità, decidano di riconoscere le loro colpe, scusandosi per quello che è accaduto”, ha dichiarato ai media.
La sentenza di non imputabilità nei confronti del giovane si basa proprio sulla legge italiana che esclude la responsabilità penale sotto i 14 anni di età. Pur avendo individuato nel tredicenne l’autore materiale del lancio della statuetta che causò la caduta fatale, il giudice ha disposto il non luogo a procedere per mancanza di imputabilità.
La vicenda, che ha scosso l’opinione pubblica per la tragicità e l’assurdità degli eventi, si intreccia ora con il percorso giudiziario che vede coinvolti i genitori del minore: l’inchiesta per omessa vigilanza prosegue e si attende la fissazione dell’udienza preliminare, in cui sarà deciso se rinviarli a giudizio.
Nel frattempo, domani, venerdì 13 febbraio, sarebbe stato il 32° compleanno di Chiara. Una ricorrenza dolorosa per la famiglia Jaconis, che continua a chiedere verità e giustizia per la giovane figlia. “Chiedo solo verità e giustizia per mia figlia, come sempre ho fatto finora”, ha dichiarato il padre.
La tragica storia di Chiara ha riacceso il dibattito sulla responsabilità e la sorveglianza di minori, sulle modalità con cui la legge italiana affronta questi casi e sul ruolo dei genitori di fronte a comportamenti potenzialmente pericolosi dei figli.











