Il magistrato Giangiacomo Ciaccio Montalto, assassinato la notte tra il 24 e il 25 gennaio 1983 a Valderice, in provincia di Trapani, in un agguato di stampo mafioso, mentre rientrava a casa.
Giangiacomo Ciaccio Montalto, nato a Milano il 20 ottobre 1941, entrò in magistratura nel 1970 e, dal 1971, fu sostituto procuratore della Repubblica a Trapani. Laureato in giurisprudenza, era un magistrato stimato per onestà, intelligenza e profonda cultura giuridica. Nei primi anni di carriera si occupò di inchieste importanti come il caso del “Mostro di Marsala”, ma fu soprattutto nella seconda metà degli anni Settanta e nei primi Ottanta che si distinse per il suo lavoro contro Cosa nostra. Le sue indagini spaziavano dal traffico di droga alla commercio di armi, dalle frodi comunitarie alle infiltrazioni mafiose nelle imprese e negli appalti, intuendo con largo anticipo l’evoluzione della criminalità organizzata come sistema economico radicato anche oltre i confini siciliani.
La notte del 25 gennaio 1983, intorno all’1:30, Ciaccio Montalto stava rientrando nella sua casa a Valderice, privo di scorta e senza auto blindata, nonostante le minacce ricevute. Tre killer armati di mitraglietta e pistole calibro 38 lo raggiunsero in via Carollo e lo colpirono ripetutamente, uccidendolo sul colpo. Il corpo del magistrato fu ritrovato solo al mattino seguente da un pastore, perché i vicini non avevano allertato le forze dell’ordine, scambiando gli spari per colpi di arma da fuoco di cacciatori. Aveva 41 anni, una moglie e tre figlie piccole. Per anni l’assassinio fu circondato da dubbi e silenzi, ma con il tempo le indagini e i processi portarono a una chiara attribuzione di responsabilità alla mafia. La Procura riconobbe che Ciaccio Montalto fu ucciso su ordine dei boss mafiosi, tra cui Totò Riina e Mariano Agate, perché il magistrato – con il suo impegno e la sua determinazione – stava dando fastidio agli interessi criminali di Cosa nostra.
Per anni l’assassinio fu circondato da dubbi e silenzi, ma con il tempo le indagini e i processi portarono a una chiara attribuzione di responsabilità alla mafia. La Procura riconobbe che Ciaccio Montalto fu ucciso su ordine dei boss mafiosi, tra cui Totò Riina e Mariano Agate, perché il magistrato – con il suo impegno e la sua determinazione – stava dando fastidio agli interessi criminali di Cosa nostra. La figura di Ciaccio Montalto è oggi ricordata come quella di un magistrato coraggioso e lungimirante, capace di cogliere prima di molti altri la vera natura e gli intrecci della mafia. La sua morte fu commemorata con funerali di Stato e parole solenni dalle massime istituzioni italiane, tra cui quelle del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che esaltò la sua fedeltà alla Costituzione come esempio per l’intero Paese. Nel corso degli anni, la sua vicenda è stata onorata con cerimonie commemorative, installazioni e iniziative educative, come la campagna “Un giusto in una terra ingiusta”, e l’installazione di monumenti in suo onore a Trapani e Valderice, perché la memoria del suo sacrificio continui a stimolare la riflessione e l’impegno civile.
Giangiacomo Ciaccio Montalto non fu un magistrato comune. La sua carriera, la sua tenacia, la sua determinazione contro l’omertà e la violenza mafiosa lo rendono ancora oggi un punto di riferimento nella memoria collettiva italiana, un esempio di come la giustizia e la dignità possono trovare la loro strada anche di fronte alla barbarie della criminalità organizzata.











