Nel mese di dicembre 2025, all’interno del carcere di Poggioreale a Napoli sono stati sequestrati 62 telefoni cellulari e circa 1 chilogrammo di sostanze stupefacenti durante normali controlli e perquisizioni degli agenti di polizia penitenziaria. Questi dati emergono dal resoconto diffuso dal sindacato autonomo Uspp, che ha tracciato un quadro significativo delle difficoltà operative e delle sfide strutturali nel sistema carcerario partenopeo.
Numeri e dinamiche dei sequestri
Secondo l’analisi del sindacato, i ritrovamenti di cellulari e droga nel carcere evidenziano un fenomeno di ingresso costante di oggetti proibiti nelle celle, nonostante gli sforzi quotidiani del personale. Nel corso dell’intero anno 2025, i sequestri complessivi a Poggioreale avrebbero raggiunto 540 telefonini e 16 chilogrammi di droga, numeri che descrivono un fenomeno radicato e difficile da eliminare con le procedure standard.
I telefoni cellulari rappresentano un problema particolarmente delicato per la sicurezza: consentono ai detenuti di comunicare liberamente con l’esterno, aggirando i controlli e rendendo più semplice la gestione di traffici illeci o l’organizzazione di reati anche al di fuori del carcere. Simili criticità sono state evidenziate in altre realtà penitenziarie italiane, dove l’introduzione illegale di telefoni e SIM risulta un fenomeno persistente.
La posizione dell’Uspp e le richieste sindacali
Il sindacato Uspp, nella voce dei suoi rappresentanti, il presidente Giuseppe Moretti e il segretario regionale Ciro Auricchio, ha voluto sottolineare che i numeri non sono soltanto “dati statistici”, ma un indicatore della pressione criminale all’interno delle strutture e dell’importanza del ruolo svolto dalla polizia penitenziaria per mantenere l’ordine.
Tuttavia, Moretti e Auricchio hanno ribadito la necessità di rafforzare le misure di contrasto, specificamente l’installazione di sistemi di blocco dei segnali (jammer) nelle sezioni detentive, così da impedire ai telefoni il collegamento con le reti esterne e tagliare di fatto la possibilità di contatti non autorizzati; potenziamento degli organici, con particolare riferimento al carcere di Poggioreale, dove mancano circa 180 agenti rispetto alla pianta organica prevista, situazione che ostacola la capacità di presidio e controllo; infine, l‘inasprimento delle pene per i detenuti trovati in possesso di cellulari o droga, con esclusione dei benefici di legge, per creare un effetto deterrente più efficace.
Secondo l’Uspp, solo con questi strumenti sarebbe possibile ridurre l’ingresso e l’uso di oggetti proibiti e al contempo tutelare la sicurezza interna, garantendo condizioni detentive più regolari e un ambiente in cui la legalità possa effettivamente prevalere.
Le sfide strutturali del carcere di Poggioreale
La realtà di Poggioreale riflette una dimensione più ampia del sistema penitenziario italiano, dove problemi come sovraffollamento, deficit di personale e introduzione di oggetti proibiti rendono particolarmente complessa la gestione quotidiana. Rapporti recenti sul carcere evidenziano strutture che operano ben oltre la loro capienza e con risorse insufficienti di agenti, fattori che facilitano l’ingresso illecito di cellulari o sostanze e complicano i controlli sistematici.
Queste criticità non sono isolate a Napoli: anche in altri istituti penitenziari italiani si registrano difficoltà analoghe nell’impedire che telefoni e droga entrino nelle celle, con metodi di introduzione sempre più vari e sofisticati.
Il ruolo della polizia penitenziaria e gli obiettivi futuri
Malgrado le difficoltà segnalate, i sindacalisti non hanno mancato di elogiare il lavoro della polizia penitenziaria a Poggioreale, definendola un “corpo professionale ed encomiabile” per la sua capacità di mantenere ordine e legalità in condizioni operative difficili.
Resta però aperto il dibattito su come bilanciare la sicurezza interna con la necessità di una detenzione che non sia luogo di ulteriori criminalità e sulla necessità di strumenti tecnologici e umani per supportare gli agenti di polizia penitenziaria. L’adozione di jammer, un maggior numero di agenti, e possibili modifiche normative sulle sanzioni potrebbero costituire un punto di svolta nella lotta a questi fenomeni.









