Sta per entrare nella fase giudiziaria di primo grado una delle inchieste più delicate legate alla recente storia di camorra nella zona orientale di Napoli, con al centro tre omicidi commessi per vendetta trasversale e che hanno portato alla morte di due persone estranee alle dinamiche camorristiche.
Dopo la conclusione delle indagini preliminari, sei persone ritenute affiliate al clan Minichini-De Luca Bossa di Ponticelli hanno presentato richiesta di rito abbreviato, una procedura che in caso di accoglimento può comportare uno sconto di pena in caso di condanna.
I sei imputati: Michele Minichini, Giulio Ceglie, Vincenza Maione, Gabriella Onesto, Ciro Contini e Mariarca Boccia, sono attesi davanti al GIP del Tribunale di Napoli il 16 gennaio prossimo, quando sarà valutata la loro richiesta.
I sei imputati sono accusati, a varo titolo di concorso negli omicidi di tre uomini di Ponticelli avvenuti tra il 2016 e il 2018, in quello che gli inquirenti definiscono un vortice di vendette trasversali maturate in un momento storico abbastanza concitato sul fronte camorristico ponticellese. Da un lato, la sentenza che ha sancito l’ergastolo in via definitiva per i responsabili della “Strage del bar Sayonara”: un verdetto scaturito grazie al determinante contributo dei fratelli Sarno, un temp sex boss del clan egemone a Ponticelli, ma che poi, in veste di collaboratori di giustizia hanno fornito un contributo determinante ricostruendo ruoli e dinamiche della mattanza che ha provocato la morte di sei persone, tra le quali quattro innocenti. Sull’altro, un altro omicidio voluto per consacrare l’egemonia del cartello costituito dai relitti dei vecchi clan da sempre radicati sulla scena camorristica della periferia orientale e che in quel momento storico riuscirono a scalzare l’egemonia dei De Micco.
Le indagini, condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e coordinate dalla Squadra Mobile di Napoli, hanno ricostruito tre diversi omicidi ritenuti parte di regolamenti di conti tra gruppi affiliati alla camorra di Napoli Est.
La svolta risolutiva è stata fornita dalla mandante e promotrice di almeno due di quegli omicidi: Luisa de Stefano, figura apicale del clan delle “Pazzignane”, poi diventata collaboratrice di giustizia. Dietro il vortice di vendette che costò la vita ai parenti innocenti dei sarno c’è infatti la sua regia.
Mario Volpicelli, ucciso il 30 gennaio 2016: secondo gli investigatori, Volpicelli, commesso in una merceria, fu colpito a morte mentre rincasava, solo perché era lo zio di Gennaro Volpicelli, killer del clan de Micco, stimato essere tra gli esecutori materiali dell’omicidio di Antonio Minichini, figlio della lady-camorra Anna De Luca Bossa e del boss – deceduto di recente – Ciro Minichini e di conseguenza fratellastro di Michele Minichini, imputato nel processo e stimato essere l’esecutore materiale dell’agguato. Inoltre, Mario Volpicelli era anche il cognato dei fratelli Sarno, poiché aveva sposato una delle sorelle.
Giovanni Sarno, assassinato il 7 marzo 2016, nella sua abitazione nel rione De Gasperi di Ponticelli. Anche in questo caso, le indagini hanno portato gli inquirenti a considerare il delitto parte di un ciclo di vendette intrecciate tra gruppi malavitosi locali. La segnalazione della presenza del fratello disabile e con problemi di alcolismo degli ex boss di Ponticelli, fu inoltrata ai killer da una vicina di casa, l’insospettabile Mariarca Boccia.
Anche l’omicidio di Salvatore D’Orsi detto “Poppetta”, ucciso il 12 marzo 2018, viene inserito nel quadro di conflitti interni alla criminalità organizzata di Ponticelli.
La scelta di chiedere il rito abbreviato è importante dal punto di vista difensivo: se il GIP la accogliesse, gli imputati potrebbero beneficiare di uno sconto di pena fino a un terzo in caso di condanna, riuscendo di fatto ad evitare un prevedibile ergastolo. In genere il giudizio abbreviato si basa sugli atti raccolti dagli inquirenti, senza l’ulteriore fase dibattimentale ordinaria.
Il 16 gennaio 2026 sarà dunque una data chiave: in quella udienza il giudice valuterà formalmente le richieste di rito abbreviato presentate dai legali degli imputati. Se accolte, il processo proseguirà in quella sede con i relativi termini più rapidi e con prospettive di pena ridotta; in caso contrario, si aprirebbe il dibattimento ordinario davanti alla Corte d’Assise di Napoli.











