Momenti di forte tensione si sono registrati nel Tribunale di Napoli al termine della lettura della sentenza nel processo relativo all’esplosione di una fabbrica abusiva di fuochi d’artificio avvenuta ad Ercolano nella quale persero la vita a tre giovani.
Secondo quanto emerso, nel corso dell’udienza celebrata con rito abbreviato il giudice ha condannato i due titolari dell’impianto a 17 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale, mentre un terzo imputato, ritenuto responsabile della detenzione della polvere pirica, ha ricevuto una pena di quattro anni. Le condanne, sebbene ritenute severe sotto il profilo giuridico, sono risultate inferiori alle richieste della Procura, che puntava al massimo della pena.
Al momento della pronuncia del dispositivo, in aula è esplosa l’ira dei parenti delle vittime. Urla di protesta, sedie e scrivanie ribaltate, gesti di rabbia e un tentativo di avvicinamento ai giudici solo l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine ha evitato che la situazione degenerasse in una aggressione fisica. L’aula è stata sgomberata dalle forze dell’ordine per ristabilire l’ordine.
Secondo i familiari, “diciassette anni non sono giustizia” per la perdita dei loro cari e la pena inflitta non rispecchierebbe la gravità della tragedia. Alcuni parenti hanno anche rivolto ingiurie ai familiari degli imputati e più di una persona ha accusato un malore, richiedendo l’intervento dei sanitari.
All’esterno dell’aula, la tensione non si è placata immediatamente: i familiari delle vittime hanno continuato a manifestare la propria amarezza e rabbia, mentre i poliziotti hanno vigilato per evitare contatti con i parenti degli imputati.
La tragedia di Ercolano, che aveva visto coinvolti due gemelle di 26 anni, Sara e Aurora Esposito, e l’18enne Samuel Tafciu, morti nell’esplosione mentre lavoravano nello stabilimento abusivo, in maniera illegale e in assenza di qualsiasi norma di sicurezza, malgrado maneggiassero materiale esplosivo altamente pericoloso, per una misera paga di 20 euro al giorno, rappresenta uno dei casi più drammatici degli ultimi anni nel Vesuviano.











