Il 2025 in Campania si sta rivelando un anno devastante per quanto riguarda la violenza contro le donne. Una sequenza di femminicidi, ravvicinati e spesso preceduti da segnali ignorati, ha colpito territori diversi della regione, tracciando una geografia del dolore che va dal napoletano alle isole, dall’hinterland vesuviano all’area nord della provincia. Dietro ogni nome c’è una storia che merita di essere ricordata, perché testimonia non solo la brutalità dei singoli casi, ma anche un fenomeno sistemico e radicato.
Martina Carbonaro – 14 anni, Afragola (28 maggio 2025)
Martina è la più giovane vittima dell’anno, una ragazzina di appena 14 anni strappata alla vita con una violenza insensata. Scompare il 26 maggio, viene ritrovata morta due giorni dopo in un edificio abbandonato vicino all’ex stadio comunale. A ucciderla, secondo la confessione, sarebbe stato l’ex fidanzato 19enne: la colpisce alla testa più volte con una pietra, accecato dalla gelosia perché Martina aveva deciso di lasciarlo.
Una tragedia che ha scosso tutta Afragola e che ha messo in luce, ancora una volta, quanto la violenza di genere colpisca anche le adolescenti, soprattutto in relazioni caratterizzate da controllo e possesso.
Vasyl’yeva Olena Georgiyivna – 60 anni, Somma Vesuviana (morta il 16 ottobre 2025)
Olena viene trovata gravemente ferita dal marito, che in un primo momento parla di una presunta rapina notturna. Ma le indagini smentiscono ben presto quella versione: i Carabinieri ricostruiscono una lite avvenuta in casa, culminata in un colpo violentissimo alla testa.
La donna resta in ospedale per oltre due mesi e muore il 16 ottobre. Il compagno viene indagato per omicidio. La vicenda di Olena racconta una violenza matura, familiare, consumata tra le mura domestiche, con un copione purtroppo tipico: l’aggressione, il tentativo di depistaggio, la fine silenziosa di una donna che da tempo viveva un rapporto conflittuale e pericoloso.
Daniela Strazzullo – 30 anni, Volla (22 maggio 2025)
Daniela viene uccisa dal compagno con un colpo d’arma da fuoco all’interno dell’abitazione che condividevano. I vicini raccontano litigi frequenti, discussioni accese, segnali forse sottovalutati. Il femminicidio avviene in pochi istanti, all’alba: Daniela muore sul colpo.
L’uomo tenta una fuga improvvisata ma viene fermato poco dopo dai Carabinieri. La comunità di Volla resta attonita, scossa da un delitto che conferma quanto il momento della separazione – o la paura di perderla – possa trasformarsi nella miccia più letale.
Marta Maria Ohryzko – 32 anni, Barano d’Ischia (16 aprile 2025)
Il corpo di Marta viene ritrovato in un dirupo, in una zona impervia dell’isola. Inizialmente si pensa a un incidente, ma le indagini svelano una storia di abusi gravi e continuati. Marta era stata prima maltrattata, poi abbandonata dopo una caduta che le aveva provocato una frattura, infine – secondo l’accusa – raggiunta dal compagno e uccisa.
Gli investigatori ricostruiscono una dinamica agghiacciante: l’uomo l’avrebbe strangolata dopo l’ennesima lite. Nei suoi confronti scatta una misura cautelare per omicidio volontario aggravato.
Il femminicidio di Marta è uno dei casi più complessi e dolorosi dell’anno, perché racconta una spirale di violenze precedenti che, come spesso accade, non erano mai emerse del tutto.










