Il 21 novembre 1990 è una data segnata dal dolore per la Sicilia: in contrada Moncino, nei pressi di Melilli (provincia di Siracusa), venne investito e ucciso Pietro Caruso, un giovane di 30 anni originario di Augusta. Quella morte, che a primo impatto poteva sembrare un incidente, è invece emblematica della brutalità della mafia e del dramma delle vittime collaterali.
Pietro Caruso stava viaggiando sulla sua motoretta quando un’auto, fuori controllo, lo travolse e lo uccise. Ma non si trattava di un sinistro casuale: il veicolo in questione era guidato da un uomo appena colpito mortalmente da due sicari che lo avevano sorpreso con una sparatoria. Il vero obiettivo dei killer non era Caruso, bensì Vincenzo Gibilisco, un pregiudicato di 50 anni che viaggiava nella stessa auto. Secondo le ricostruzioni, dopo essere stato centrato dai colpi, Gibilisco perse il controllo del veicolo che continuò la corsa per alcune decine di metri, travolgendo Caruso, che si trovava nella traiettoria opposta.
Le autorità, nell’immediato, considerarono Caruso una vittima innocente, estranea alle logiche criminali. Il suo coinvolgimento fu puramente casuale, una conseguenza tragica di un regolamento di conti mafioso che non risparmia neanche chi vive lontano dai clan.
L’episodio fu riportato dai media dell’epoca come un esempio della spietatezza mafiosa, capace di mietere vittime anche tra civili completamente estranei agli affari criminali.
Pietro Caruso è ricordato oggi come una delle “vittime innocenti delle mafie”: persone che hanno perso la vita non per volontà propria, ma perché collegate a contesti di violenza organizzata senza aver mai avuto a che fare con la criminalità. Il suo nome figura in elenchi ufficiali e in iniziative di memoria, per ricordare che la lotta contro la mafia non riguarda solo chi combatte il crimine, ma anche chi subisce il crimine senza averne colpe.
La storia di Pietro Caruso non è solo un doloroso ricordo. È un monito forte: la mafia non è solo armi e potere, ma un sistema che colpisce anche chi non ha scelto di esserne parte.









