La mattina dell’11 novembre 2010, alle prime ore dell’alba, sulla statale 7 Brindisi‑Taranto, allo svincolo di Francavilla Fontana, si consumava un agguato che lasciò senza vita un giovane di appena 18 anni. La vittima è Francesco Ligorio, residente a Francavilla, raggiunto accidentalmente da un proiettile diretto ad un altro uomo, suo datore di lavoro.
Erano circa le 5:30 quando un camion Fiat Iveco, che trasportava rottami ferrosi e viaggiava lungo la statale in direzione Taranto, fu affiancato da un’autovettura dalla quale furono esplosi numerosi colpi di arma da fuoco — secondo le prime ricostruzioni almeno sette‑otto proiettili, alcuni da calibro 7,62.
Alla guida del mezzo il suo datore di lavoro, l’autotrasportatore Nicola Canovari, 38 anni, con precedenti per traffico di stupefacenti e ricettazione. Seduto accanto a lui, in qualità di passeggero, c’era il giovane Ligorio. L’obiettivo dell’agguato era molto probabilmente Canovari, ma i killer colpirono fatalmente Ligorio. Il ragazzo morì sul colpo, mentre l’autista fu ferito e trasportato in ospedale in condizioni gravi.
L’agguato venne inquadrato dagli inquirenti come un regolamento di conti nell’ambito della criminalità locale di Francavilla Fontana, con dinamiche che presentavano caratteristiche da esecuzione organizzata. Sebbene la vittima designata fosse Canovari, l’azione mortale colpì una vittima innocente, rendendo la tragedia ancora più dolorosa per la comunità.
Francesco Ligorio era un ragazzo che lavorava al fianco del datore di lavoro per guadagnare qualche spicciolo in più, viveva con la madre ed era stimato nel suo contesto familiare e sociale. Non aveva precedenti e non era coinvolto in ambienti criminali: era uscito presto quella mattina per andare al lavoro e non immaginava che sarebbe stata la sua ultima alba.
Dopo l’agguato i carabinieri della Compagnia di Francavilla Fontana avviarono le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Brindisi. Fu convocato immediatamente un vertice tecnico‑operativo sulla sicurezza del territorio, partecipando dirigenti delle forze dell’ordine, del servizio centrale operativo e della DDA, vista la gravità dell’episodio. Le tracce balistiche, le testimonianze e il precedente penale dell’obiettivo sospetto resero necessaria un’indagine complessa, con l’ipotesi dello “scambio di persona” che uccise il ragazzo.
La morte di Ligorio fu poi riconosciuta come vittima della criminalità organizzata: nel corso degli anni è stato ricordato come “vittima innocente” della mala locale. Ogni anno a Francavilla Fontana si svolge una commemorazione e diverse associazioni di promozione della legalità ne mantengono vivo il ricordo.











