È in corso, davanti alla Quinta Sezione Penale della Corte d’Assise d’Appello di Napoli, il processo di secondo grado per l’omicidio del giovane pizzaiolo Francesco Pio Maimone, ucciso la notte tra il 19 e il 20 marzo 2023 agli chalet di Mergellina a Napoli, al culmine di una lite scoppiata tra gruppi malavitosi rivali, alla quale la vittima era completamente estranea.
In primo grado, il principale imputato, Francesco Pio Valda, 21enne all’epoca dei fatti, è stato condannato all’ergastolo in quanto esecutore materiale dell’omicidio del pizzaiolo 18enne di Pianura: indispettito da un pestone che gli aveva sporcato la costosa scarpa, ha estratto la pistola che aveva con se e ha sparato diversi colpi ad altezza d’uomo, tra cui quello che ha raggiunto al petto la vittima, seduto nei pressi di uno chalet a diversi metri di distanza dal luogo della lite.
Altri imputati – familiari e amici dello stesso gruppo – avevano incassato condanne più lievi: tra questi la cugina Alessandra Clemente, il 24enne Salvatore Mancini, la nonna Giuseppina Niglio e Pasquale Saiz.
Nel corso della prima udienza d’appello, la Procura Generale di Napoli ha definito la pena all’ergastolo «giusta e congrua», e ha chiesto la conferma delle condanne nei confronti di Valda, Saiz, Niglio e Clemente. Solo per Mancini ha chiesto una rideterminazione della pena a tre anni e quattro mesi.
La sua famiglia, assistita dall’avvocato Sergio Pisani, si è costituita parte civile insieme al Comune di Napoli e alla Fondazione Polis, chiedendo che la vicenda non resti così come un semplice fatto di cronaca, ma diventi un monito per la comunità.
Questo processo non riguarda solo una tragica perdita individuale, ma tocca anche la questione della violenza giovanile e della presenza di figure che, seppur giovani, ricoprono ruoli di rilievo nelle dinamiche criminali. Il fatto che il principale imputato sia definito «baby boss» accentua il significato simbolico del caso. Di fatto, poche settimane prima dell’ergastolo per l’omicidio Maimone, Francesco Pio Valda fu condannato per reati associativi in quanto boss reggente dell’omonimo clan operante a Barra. Una condanna che di per sé aveva già sancito un momento topico: Valda è tra i più giovani leader camorristici ad aver ricevuto una condanna in veste di boss di un clan.
La richiesta della Procura di confermare l’ergastolo segnala la volontà di dare un messaggio forte contro ogni forma di violenza e sopraffazione: non potrà esserci sconto per chi, pur giovane, uccide in contesti di illegalità e mette a segno un crimine così grave.











