Durante una perquisizione interna al reparto di alta sicurezza del carcere di Napoli Secondigliano, agenti della polizia penitenziaria hanno scoperto 34 apparecchi telefonici – tra cui 17 telefonini, 14 smartphone e 3 microtelefoni – oltre a un coltello a serramanico.
La scoperta è il risultato di controlli straordinari volti a contrastare l’introduzione di strumenti vietati all’interno del penitenziario e a limitare i contatti illeciti tra i detenuti e l’esterno.
Oltre a un coltello a serramanico, sono stati rinvenuti 34 telefoni cellulari: 17 telefonini, 14 smartphone, 3 microtelefoni. Il materiale è stato prontamente recuperato e affidato alle autorità competenti per le analisi del caso.
Il sindacato USPP (Unione Sindacale di Polizia Penitenziaria) ha espresso il proprio apprezzamento per l’efficacia dell’intervento, evidenziando come simili operazioni rappresentino una risposta concreta a un problema che da tempo affligge le carceri italiane. Secondo i sindacalisti, tuttavia, è necessario dotare gli agenti di strumenti tecnologici avanzati, come jammer o dispositivi inibitori di segnale, per prevenire l’introduzione e l’utilizzo occulto dei cellulari all’interno delle sezioni carcerarie.
Non si tratta di un episodio isolato. In passato, analoghe operazioni hanno portato al sequestro di cellulari nel carcere di Secondigliano: lo scorso maggio furono trovati e sequestrati 8 telefoni (5 smartphone e 3 microcellulari) durante perquisizioni nel reparto di alta sicurezza.
In altre perquisizioni recenti sono stati sequestrati 5 smartphone e un lettore mp3 in un’area ad elevata sicurezza del carcere. Un blitz della polizia penitenziaria segnalò il ritrovamento di venti smartphone, coltelli a “molletta” di varie misure, hashish, abiti firmati e altri oggetti di valore all’interno dello stesso istituto penitenziario.










