Un colpo di scena giudiziario scuote le indagini sul clan Licciardi: la Prima Sezione della Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Luigi Senese, ha disposto l’annullamento con rinvio dell’ordinanza del Tribunale del Riesame di Napoli, che aveva confermato la gravità indiziaria nei confronti di Vincenzo Caiazzo per la sua presunta partecipazione ad un’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravata dall’agevolazione al clan Licciardi.
Secondo l’ipotesi accusatoria, Caiazzo veniva considerato uno stretto collaboratore di Antonio Buono, ritenuto uno dei referenti del clan. Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto che la motivazione con cui il Riesame aveva confermato le accuse fosse affetta da vizi tali da rendere la decisione non sufficientemente supportata. In particolare, l’avvocato Senese ha sostenuto che la motivazione dell’ordinanza fosse solo apparente, cioè insufficientemente argomentata, mancante di un adeguato collegamento logico tra i fatti contestati e le conclusioni del giudice.
Questo provvedimento costituisce, inoltre, la seconda vittoria dell’avvocato Senese in favore di Caiazzo. Infatti, alcuni mesi fa era già riuscito ad ottenere un annullamento, sempre da parte del Tribunale del Riesame di Napoli, dell’ordinanza relativa all’accusa di partecipazione all’omicidio di Domenico Gargiulo, per assenza di gravità indiziaria.
Il clan Licciardi opera da decenni nel tessuto criminale partenopeo, con ramificazioni nei quartieri popolari e interessi nel traffico di droga, estorsioni, appalti e non solo. L’accusa nei confronti di Caiazzo si inserisce in un più ampio filone investigativo volto a far luce su figure emergenti nel traffico di stupefacenti, in connessione con le strutture del clan Licciardi.
Secondo la tesi accusatoria, il rapporto tra Caiazzo e i vertici del clan, come Antonio Buono, avrebbe avuto caratteri di collaborazione diretta, non solo marginale o occasionale. Si ipotizzava che Caiazzo partecipasse all’organizzazione delle operazioni di distribuzione, protezione e collegamento tra gruppi territoriali.
In sede di Riesame la gravità indiziaria era stata confermata, ritenendo che ci fossero sufficienti elementi per sostenere la sussistenza del ruolo contestato. Ora, la Cassazione ha ritenuto che tali conclusioni non fossero adeguatamente motivate, scagionando l’imputato dalle accuse.











