Il Premio Nobel per la Fisiologia o Medicina 2025 è stato conferito a Mary E. Brunkow e Fred Ramsdell (USA) e a Shimon Sakaguchi (Giappone) “per le loro scoperte sulla tolleranza immunitaria periferica” (ovvero i meccanismi con cui il sistema immunitario evita di attaccare il proprio organismo).
Questa scelta mette in luce una delle questioni più delicate e fondamentali dell’immunologia: come il corpo mantenga l’equilibrio tra difesa contro agenti esterni e protezione contro danni auto-reattivi.
Chi sono i premiati
Mary E. Brunkow
Biologa molecolare e immunologa americana (nata nel 1961), ha studiato il gene FOXP3 e il suo ruolo nel fenotipo scurfy dei topi. Ha lavorato in diversi enti di ricerca, tra cui il Institute for Systems Biology a Seattle.
Fred Ramsdell
Immunologo statunitense, con formazione e carriera nei campi della biologia e dell’immunologia. È celebre per aver collegato il gene FOXP3 alle malattie autoimmuni nei topi e negli esseri umani.
Shimon Sakaguchi
Immunologo giapponese (nato nel 1951), docente all’Università di Osaka. È stato il primo a identificare le cellule T regolatorie (regulatory T cells, o Tregs) e a proporre il loro ruolo nella tolleranza immunitaria.
Le scoperte premiate
Il concetto di “tolleranza periferica”
L’organismo dispone di vari meccanismi per evitare che il sistema immunitario attacchi i propri tessuti. Uno di questi si attua al di fuori degli organi centrali di selezione (perifericamente), grazie a cellule che modulano le risposte immunitarie.
Le “guardiane” del nostro organismo: le cellule T regolatorie (Tregs)
Sakaguchi identificò nella metà degli anni ’90 una popolazione di cellule T con funzione soppressiva, capaci di limitare reazioni immunitarie dannose verso il proprio organismo.
Brunkow e Ramsdell, successivamente, individuarono una mutazione nel gene FOXP3 nei topi affetti da fenotipo “scurfy” (una malattia immunitaria grave nei roditori) e trovarono che mutazioni equivalenti causano la sindrome autoimmune IPEX nell’uomo.
Poi Sakaguchi dimostrò come il gene FOXP3 regoli lo sviluppo e la funzione delle cellule T regolatorie, dimostrando l’unione tra le scoperte e completando il quadro funzionale.
In sostanza, la scoperta premiata spiega come il sistema immunitario “frena sé stesso” dopo aver individuato un possibile agente estraneo, prevenendo autoaggressioni e malattie autoimmuni.
La conoscenza di questi meccanismi non è solo teorica: apre orizzonti terapeutici importanti:
Terapie per malattie autoimmuni – Rafforzare o modulare le Tregs può aiutare nel trattamento di patologie come il diabete tipo 1, la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide, ecc.
Trapianti – Migliorare la tolleranza immunologica nei pazienti trapiantati per evitare rigetti.
Immunoterapia antitumorale – In alcuni contesti, modulare l’equilibrio tra attivazione immunitaria e soppressione potrebbe rendere più efficaci i trattamenti oncologici.
Tuttavia, molte applicazioni sono ancora in fase sperimentale o clinica: comprendere fino in fondo la complessità del sistema immunitario e intervenire senza causare effetti collaterali rimane una sfida aperta.
Il Premio Nobel 2025 per la Medicina sottolinea l’importanza di capire non solo come il sistema immunitario combatte i patogeni, ma come lo fa con misura e autocontrollo. Le scoperte di Brunkow, Ramsdell e Sakaguchi compongono un tassello fondamentale per la biologia della “pace interna” del corpo.










