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Ponticelli: l’ombra degli scissionisti del clan De Micco sugli ultimi agguati

Luciana Esposito di Luciana Esposito
29 Settembre, 2025
in Cronaca, In evidenza
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Ponticelli: l’ombra degli scissionisti del clan De Micco sugli ultimi agguati
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Un rumors che sembra essere molto di più di una semplice suggestione, quello che si sussegue negli arsenali della camorra di Ponticelli dallo scorso inverno, ovvero, da quando i De Micco sembravano essere finiti nel mirino di misteriosi rivali, all’indomani dell’ordigno indirizzato al garage di proprietà della famiglia dei boss.

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Con i fratelli Marco, Salvatore e Luigi De Micco detenuti da diverso tempo e destinati a restare in carcere ancora a lungo, un gruppo di affiliati capeggiati dal ras che nel corso dell’estate 2024 aveva simulato un furto in casa per giustificare la sparizione di diverse migliaia di euro in contanti, avrebbero appoggiato il suo piano di creare un gruppo autonomo, sulla falsa riga di quanto accaduto a Scampia negli anni d’oro della faida tra i Di Lauro e gli “scissionisti”.

I “girati dei De Micco”, un gruppo capeggiato dal ras che aveva compiuto delle estorsioni per conto proprio e che poi aveva trattenuto i proventi illeciti proprio simulando quel furto, malgrado in quel momento storico ricoprisse il ruolo di reggente del clan, forte del supporto del braccio armato, composto da giovanissimi e da fedelissimi dei “Bodo” scarcerati dopo svariati anni trascorsi in carcere, avrebbero dato il via a un gruppo autonomo distaccandosi di fatto dai de Micco, pur continuando a preservare il controllo del territorio.

Uno scenario difficile da decifrare, quello scaturito in seguito alla dissociazione di un gruppo di affiliati storici ai De Micco, spalleggiati da una paranza di giovanissimi relativamente inesperti in materia di malavita che però sotto l’ala protettrice dei veterani avrebbe compiuto una serie di azioni violente.

In quest’ottica andrebbero interpretati due episodi cruciali avvenuti lo scorso inverno: una rapina messa a segno in una gioielleria legata a filo doppio ai de Micco e l’ordigno che ha divelto il cancello del garage di famiglia dei boss di Ponticelli, concorrendo a danneggiare anche diverse automobili parcheggiate all’interno e di proprietà di residenti in zona, estranei alle dinamiche camorristiche. Approfittando del ritorno a Ponticelli dell’ex boss e ormai anche ex collaboratore di giustizia Vincenzo Sarno, gli scissionisti avrebbero inscenato le due azioni per colpire gli ex alleati, beneficiando di un clima propizio che avrebbe posto proprio Sarno al centro della scena, inducendo sia gli inquirenti che le altre parti in causa a credere che su quelle due azioni ci fosse proprio la sua firma e che di fatto avrebbero rappresentato delle azioni dimostrative, ordite dall’ex boss, per contestare l’egemonia dei De Micco e annunciare in maniera eclatante il ritorno sulla scena camorristica ponticellese.

Gli scissionisti avrebbero quindi approfittato di quella circostanza propizia per infliggere un duro colpo ai rivali, così da spianare la strada all’ascesa del nuovo gruppo.

A confermare la tesi della scissione concorrerebbero anche una serie di azioni dimostrative e di pratiche illecite storicamente bandite dai De Micco, ma comunque praticate dai membri del nuovo gruppo, capeggiato dal ras tornato nuovamente in carcere di recente, dopo diversi mesi di latitanza. Buona parte degli affiliati al clan De Micco avrebbe appoggiato quel disegno criminale non solo per gli oggettivi vantaggi economici annessi, ma soprattutto la consapevolezza che i fratelli de Micco, fondatori e figure apicali dell’omonimo clan, difficilmente potranno ritornare in libertà, avrebbe giocato un ruolo determinante in tal senso.

Il braccio armato del clan, capeggiato da soggetti notoriamente legati ai De Micco, non ha mai smesso di detenere il controllo capillare del territorio, dalle strade del centro ai rioni. Cortei di moto e scooter con armi in bella mostra, fanno sentire il fiato sul collo ai reduci dei clan De Luca Bossa e D’Amico e seguitano a troneggiare anche sulla serenità della gente comune. Non solo “scese” e scorribande armate, ma anche pestaggi a scopo dimostrativo ed intimidatorio e soprattutto estorsioni a tappeto, estese a tutti coloro che praticano attività illecite anche di basso profilo, come venditori abusivi di bevande e generi alimentari e non solo, introducendo una politica in netta antitesi con quella imposta dai de Micco che solo in seguito alla scarcerazione di Marco De Micco, avvenuta nel 2021, hanno iniziato a taglieggiare tutti i soggetti dediti alla pratica di attività illegali – autori di furti, rapine, truffe, spacciatori – pur riconoscendo una sorta di immunità a quelle categorie non strettamente riconducibili alla sfera criminale. Un cambiamento tutt’altro che di poco conto che anche per questo non è passato inosservato e che concorre a rafforzare l’ipotesi di una frattura interna al clan che ha portato alla nascita di un sodalizio autonomo, capeggiato dal ras che negli ultimi tempi aveva dato ampi segnali di irriverenza, culminati proprio nella sparizione di circa 300mila euro in contanti che avrebbe giustificato ai vertici del clan simulando un furto in casa.

Nel quartiere regna un clima di terrore, scaturito dalla presenza inquietante di sentinelle armate a bordo di scooter e moto che marcano costantemente i territorio, incattivito anche una dilagante anarchia, non solo per quanto concerne l’esponenziale incremento di reati predatori, ma anche in riferimento a contenziosi di carattere personale che puntualmente sfociano in pestaggi, inscenati dai singoli gregari anche per ostentare uno status criminale più autorevole rispetto al passato. Non più semplici affiliati, ma leader autonomi confluiti in un gruppo borderline che però gli consegna un potere d’azione maggiore rispetto a quello detenuto quando confluivano nel clan De Micco. Non più semplici comparse, ma protagonisti della scena malavitosa e per questo si sentono legittimati ad utilizzare il potere criminale di cui dispongono in maniera arbitraria. Una costellazione di schegge impazzite che seminano paura e anarchia tra le strade di Ponticelli.

Tanti gli indizi che concorrono a rafforzare la tesi della scissione, soprattutto perché giustificherebbe alcune azioni in netto contrasto con la politica da sempre praticata dia De Micco, tra le quali anche gli omicidi di parenti estranei alle dinamiche camorristiche, pur di colpire i rivali. In particolar modo in quest’ottica, se la scissione dovesse trovare riscontro anche sul fronte investigativo, potrebbe rappresentare la chiave di risoluzione degli ultimi agguati eclatanti avvenuti a Ponticelli e che sarebbero stati compiuti dalla fazione scissionista anche con lo scopo di far ricadere la colpa sui fratelli De Micco per aggravarne ulteriormente la posizione, malgrado attualmente siano detenuti.

Uno dei primi eventi che avrebbe concorso a minare la stabilità del piano ordito dagli scissionisti andrebbe ricercato proprio nella clamorosa assoluzione di Marco De Micco e degli affiliati accusati di aver partecipato a vario titolo all’omicidio di Carmine D’Onofrio e assolti con formula piena nei mesi scorsi. Un verdetto inaspettato che ha rimescolato le carte e che sembra destinato a scrivere una nuova pagina di storia, i cui contorni sono ancora tutti da definire.

Un altro elemento che avrebbe contribuito a indurre alcune delle figure-simbolo dell’ala scissionista a tornare sui propri passi sarebbe l’ormai imminente scarcerazione di Antonio Nocerino detto brodino, fedelissimo dei De Micco che difficilmente potrebbe soprassedere su una serie di affronti tanto plateali quanto clamorosi. Una scarcerazione destinata a sopraggiungere a pochi mesi di distanza dalla fine della latitanza del ras che ha promosso la dissociazione dai “Bodo” e che pertanto allo stato attuale si trova in una condizione di netto svantaggio.

La sua uscita di scena può aver agevolato la nascita di una trattativa che ha spinto i fedelissimi del clan a tornare alla corte dei De Micco, come dimostra il video pubblicato sui social in occasione della festa in pompa magna organizzata per celebrare il 18esimo compleanno della figlia di uno dei fratelli De Micco.

In quel video che immortala il brindisi che consacra l’egemonia dei De Micco, spicca soprattutto la presenza di due figure apicali della malavita ponticellese: Pasquale Tarallo detto ‘a caccia, noto broker della droga in grado di garantire solidità economica al clan e Gaetano Carrano detto ‘a minaccia, fedelissimo dei De Micco che secondo i rumors che serpeggiano negli ambienti in odore di camorra, sarebbe stato tra i grandi protagonisti della scissione avvenuta nei mesi scorsi, ma che – come dimostra il filmato, probabilmente non a caso pubblicato sui social – allo stato attuale appare accanto alla famiglia De Micco. Un frame significativo che sembra annunciare l’inizio di una nuova stagione camorristica con le figure simbolo del potere economico e militare, saldamente accanto alle nuove leve dei “bodo”, in attesa di riabbracciare uno dei ras del clan più temuti e rispettati: Antonio Nocerino.

Un clima destinato a evocare strascichi e conti in sospeso da sedare e che allo stato attuale sembra vedere le figure di spicco del clan a piede libero fortemente determinate a sostenere la causa dei De Micco, mentre il ras fautore della scissione, attualmente detenuto, sembra estromesso dai giochi di potere rapidamente ridisegnati dopo la sua uscita di scena.
La sua posizione è ancora tutta da definire anche sul versante giudiziario: con diversi procedimenti in corso, il rischio che possa incassare una sonora condanna sembra più che concreto, mentre su di lui e sugli altri affiliati pienamente inseriti nelle dinamiche camorristiche, sembra incombere la perenne minaccia insita nella risoluzione in chiave investigativa degli ultimi delitti eccellenti avvenuti a Ponticelli e che alla luce delle possibile scissione avvenuta nei mesi scorsi, potrebbe concorre a decretare l’ennesimo colpo di scena.

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