Nei giorni scorsi, nel rione De Gasperi a Ponticelli la tensione è nuovamente schizzata alle stelle. In piena notte, sono state fatte esplodere due bombe artigianali nei pressi della finestra di un’abitazione, in quello che è stato chiaramente un atto intimidatorio. Nella notte tra venerdì 26 e sabato 27, anche il gabbiotto del parcheggiatore della sala bingo a Cercola è finito nel mirino degli attentatori: altri due ordigni sono stati lanciati contro la struttura.
Il secondo episodio, avvenuto tra venerdì e sabato notte, testimonia come le intimidazioni non conoscano limiti e confini: un’auto ha lanciato un ordigno sul gabbiotto in legno posto all’ingresso del parcheggio della sala bingo. Il vigilante che era dentro è riuscito a fuggire. Successivamente, gli attentatori hanno lanciato altri due ordigni, completando la distruzione del manufatto.
Quattro bombe nel giro di pochi giorni. Due raid a distanza ravvicinata, probabilmente non collegati tra loro, ma che sono accomunati dal senso di impunità e dal silenzio che accompagna episodi tanto eclatanti che però stentano ad attirare l’attenzione dei media e delle istituzioni.
Il rione De Gasperi, una delle zone più difficili della periferia orientale di Napoli, è da tempo teatro di faide interne, scorribande armate, incendi e “stese” che hanno generato paura e rassegnazione tra i residenti in zona che ormai evitano anche di allertare le forze dell’ordine, perché si sentono tristemente abbandonati al loro destino.
L’esplosione recente nel quartier generale dei “pazzignani”, giunge al culmine di una serie di schermaglie e fibrillazioni che hanno messo a dura prova la serenità dei residenti in zona. Sullo sfondo un intricato contesto condito da pentimenti eccellenti, rancori, conti in sospeso, controllo del territorio, richieste estorsive, spaccio di stupefacenti, irriverenza e incoscienza. E ancora: spari dal balcone, sprezzanti della presenza di persone estranee alle logiche camorristiche, tra le quali molti bambini, automobili incendiate, minacce urlate a gran voce e la clamorosa e mortificante assenza di controlli da parte delle forze dell’ordine.
Il collegamento tra i due episodi avvenuti prima nel rione De Gasperi e poi nel Bingo di Cercola, non è puramente geografico, ma simbolico: in entrambi i casi, gli attentatori colpiscono dove le persone dovrebbero sentirsi al sicuro, tra le mura domestiche, o in spazi comuni e visibili. Colpire il gabbiotto del parcheggiatore significa mettere in ginocchio un presidio minimo di ordine e controllo.
Il fatto che queste vicende avvengano “sotto casa” e restino poco rilanciate dai media nazionali alimenta quel senso di normalità della criminalità che è forse l’obiettivo principale di chi compie questi gesti: fare in modo che gli esplosivi divengano routine, che la paura diventi uno sfondo, non uno scandalo.
Perché queste bombe “non fanno notizia”?
Ponticelli e l’intera area orientale di Napoli non rientrano nel disegno politico voluto dal governo centrale per ripristinare la legalità in alcune periferie particolarmente degradate di Napoli e provincia.
In quartieri come Ponticelli, gli ordigni, le esplosioni e le minacce sembrano elementi destinati a essere concepiti come componenti “normali” che contornano la vita quotidiana. Il fatto che scorrano senza scalpore è parte della tragedia.
I media nazionali tendono a dare spazio solo agli eventi eclatanti che avvengono nelle zone cerchiate in rosso dal governo centrale. Il rischio è che queste intimidazioni diventino invisibili.
Se ogni rumore notturno può essere “solo un botto”, si affievolisce la capacità della comunità di reagire, denunciare, restare unita.
Le bombe esplose a Ponticelli e l’attentato al bingo a Cercola non sono episodi isolati, ma segnali che dicono che qualcuno vuole ricordare chi comanda, che può colpire ovunque. Ma se restano “notizie che non fanno notizia”, il vero vincitore sarà il silenzio. E la camorra.











