Recentemente sono stati segnalati numerosi pesci spiaggiati sulla battigia dell’area nota come ex Municipio nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio, con immagini allarmanti diffuse da cittadini e comitati locali. Il fenomeno, simile a quello occorso in passato, ha attivato immediatamente una risposta da parte delle autorità sanitarie e ambientali locali.
Decine di pesci morti, principalmente Sardinella aurita, spiaggiati sulla sabbia, cittadini filmati mentre tentavano di salvare i pesci deboli, ributtandoli in mare. Immagini diffuse sui social che stanno facendo molto discutere.
Immediata la reazione dell’ASL Napoli 1 Veterinaria, dell’Arpac e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, con prelievi e indagini avviate.
L’Istituto Zooprofilattico ha escluso una causa direttamente legata all’inquinamento ambientale, in quanto la mortalità riguarderebbe una sola specie di pesci. Ciò esclude anche un impatto potenzialmente dannoso per l’uomo.
L’analisi ha suggerito come probabile causa una infezione da parassiti, simile a quella di microsporidiosi riscontrata in eventi analoghi sul litorale salernitano.
Altre ipotesi prese in considerazione includono l’inquinamento localizzato, dovuto allo sversamento del canale Lagno o di liquami neri, segnalati dai comitati cittadini. Questi potrebbero aver alterato l’ecosistema locale in modo sottile ma significativo. Tra le cause possibili anche le condizioni fisiche come temperatura e ossigenazione del mare, che nelle zone costiere possono favorire eventi di morìa in acque poco profonde.
Le autorità coinvolte stanno procedendo con analisi di laboratorio sui campioni prelevati, per accertare la presenza di patologie o contaminanti, monitoraggi periodici della qualità delle acque, valutando la presenza di batteri, droghe o sostanze chimiche, convocazione della Commissione Mare e interlocuzioni tra ARPAC, ASL e istituzioni regionali per chiarire eventuali responsabilità e attivare interventi.
Il litorale di San Giovanni a Teduccio, nonostante brevi tratti riaperti alla balneazione (es. Pietrarsa), resta gravemente colpito da degrado, rifiuti, sversamenti e condizioni precarie.
Solo nel giugno 2025, oltre 200 volontari hanno raccolto 15 quintali di rifiuti dall’arenile, segno della presenza diffusa di plastica, reti e oggetti abbandonati.
Sono in corso indagini approfondite: i risultati delle analisi delle autorità competenti (ASL, Arpac, IZS) saranno cruciali per determinare la causa effettiva. Se confermata la natura parassitaria, l’episodio non sarebbe pericoloso per la salute umana, ma resta un forte indicatore del bisogno di tutela dell’ambiente marino.











