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 Licio Gelli e la P2: il potere occulto dietro la strategia della tensione

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
1 Agosto, 2025
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 Licio Gelli e la P2: il potere occulto dietro la strategia della tensione
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Licio Gelli, figura cruciale correlata alle strage di Bologna, fu un imprenditore, ex repubblichino che ricoprì un ruolo apicale nella Loggia massonica Propaganda Due (P2), un’organizzazione segreta e deviata che, sotto la sua guida, si trasformò da loggia regolare in una struttura parallela e occulta di potere.

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Gelli ne fu il “Venerabile Maestro” e, secondo numerose inchieste, costruì una rete clandestina composta da politici, militari, alti funzionari, giornalisti, finanzieri e membri dei servizi segreti, con lo scopo di influenzare e condizionare le istituzioni democratiche italiane.

La Loggia P2, formalmente appartenente al Grande Oriente d’Italia, fu espulsa nel 1976, ma continuò a operare in segreto. La sua esistenza venne alla luce nel 1981, quando la magistratura perquisì la villa di Gelli ad Arezzo e trovò un elenco di 962 nomi, tra cui il futuro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il generale Vito Miceli (ex capo del SID), il direttore del SISDE Giuseppe Santovito, il capo del Sismi Pietro Musumeci, alti ufficiali, magistrati, banchieri e manager RAI.

Lo scandalo P2 rivelò l’esistenza di un vero e proprio “governo parallelo”, che aveva un suo piano di riorganizzazione dello Stato: il famoso “Piano di Rinascita Democratica”, una sorta di manifesto eversivo mascherato da riforma politica.

Nel contesto delle indagini sulla strage del 2 agosto 1980, Licio Gelli e la P2 non sono mai stati accusati come mandanti materiali, ma le sentenze hanno evidenziato un ruolo centrale nel depistaggio delle indagini.

Gelli fu condannato in via definitiva nel 1995 per calunnia aggravata e depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna.

Secondo la procura, fu Gelli, insieme a uomini del SISMI (come Musumeci e Belmonte), a orchestrare la falsa pista della “matrice internazionale”: una messinscena che attribuiva l’attentato a un traffico di armi tra palestinesi e italiani, allo scopo di sviare l’attenzione dai veri responsabili, i neofascisti italiani.

Una pista totalmente falsa, ma alimentata da documenti contraffatti, falsi testimoni e disinformazione sistematica, che ritardò l’accertamento della verità e indebolì il lavoro dei magistrati.

Il ruolo della P2 nella strategia della tensione è stato spesso descritto come quello di un regista occulto, capace di manovrare pezzi dello Stato – in particolare i servizi segreti deviati – per mantenere l’Italia in un clima di instabilità e paura.

L’obiettivo era impedire un avanzamento della sinistra e mantenere saldo un sistema di potere conservatore, alleato della NATO e delle élite economiche. Molti analisti vedono nella P2 una delle chiavi di lettura più inquietanti degli anni di piombo: non solo terrorismo nero e rosso, ma connivenze istituzionali e trame sotterranee.

Licio Gelli: condannato per depistaggio e calunnia aggravata.

Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte (SISMI): condannati per depistaggio.

Francesco Pazienza, legato al Sismi e alla P2: condannato per attività di disinformazione e depistaggio.

Nonostante le condanne, la piena verità sui legami tra P2 e terrorismo rimane in parte coperta da omissis, segreti di Stato e documenti non ancora desecretati.

L’eredità della P2 è ancora oggetto di dibattito storico, politico e giudiziario. Il Parlamento italiano, nel 1982, approvò una legge che scioglieva le logge segrete e vietava associazioni coperte da segretezza tra appartenenti alle istituzioni pubbliche.

Tuttavia, il caso P2 resta una pagina nera della Repubblica, che ha minato la fiducia nelle istituzioni e mostrato quanto fragile possa essere una democrazia quando il potere si sposta nelle mani di strutture parallele e non controllabili.

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