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Strage di Bologna, le indagini: tra verità difficili e depistaggi di Stato

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
1 Agosto, 2025
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Strage di Bologna, le indagini: tra verità difficili e depistaggi di Stato
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Le indagini sulla strage di Bologna iniziarono immediatamente dopo l’attentato, ma si rivelarono da subito complesse, ostacolate da depistaggi, reticenze e protezioni politiche. Nonostante questo, nel corso dei decenni la magistratura è riuscita a costruire una verità giudiziaria fondata, anche se non priva di ombre e interrogativi ancora aperti.

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I primi ad essere condannati in via definitiva furono Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, esponenti dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR), gruppo terroristico neofascista molto attivo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. Con loro fu condannato anche Luigi Ciavardini, minorenne all’epoca dei fatti.

I tre sono stati riconosciuti colpevoli materiali dell’attentato e condannati all’ergastolo. Mambro e Fioravanti hanno sempre negato il coinvolgimento nella strage, pur ammettendo altri attentati e omicidi compiuti durante la militanza armata.

Fondamentale nell’inchiesta fu anche il ruolo dei servizi segreti deviati e di alcune figure che tentarono in tutti i modi di ostacolare la verità. Tra questi Licio Gelli, il “Venerabile” maestro della loggia P2, condannato per calunnia e depistaggio. Gli agenti del SISMI (servizi segreti militari) Francesco Pazienza, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte furono condannati in via definitiva per avere fabbricato prove false per indirizzare le indagini verso la pista palestinese.

Questo tentativo di manipolare l’inchiesta ha allungato i tempi della giustizia e sollevato pesanti interrogativi sul coinvolgimento di apparati dello Stato o di settori collusi con ambienti eversivi.

Il processo ha confermato che la strage fu un atto terroristico neofascista, con finalità destabilizzanti, parte della più ampia strategia della tensione che insanguinò l’Italia dal 1969 (strage di Piazza Fontana) al 1984 (strage del Rapido 904).

Negli ultimi anni sono emersi nuovi elementi. Nel 2020 è stato condannato Gilberto Cavallini, altro ex NAR, per concorso nella strage.

Nel 2023 si è aperto un altro processo nei confronti di Paolo Bellini, ex esponente di Avanguardia Nazionale, accusato di essere presente a Bologna la mattina dell’attentato.

Nel 2022 è stato condannato a 10 anni l’ex avvocato Domenico Catracchia, per false informazioni aggravate e favoreggiamento.

Le indagini parallele proseguono per individuare eventuali mandanti, finanziatori e ulteriori complici, con uno sguardo sempre più attento ai legami tra ambienti eversivi, servizi segreti e logge massoniche.

A oggi, la giustizia ha riconosciuto i colpevoli materiali e alcuni depistatori, ma non ha ancora chiarito in modo definitivo l’intera rete di mandanti e interessi dietro l’attentato. I familiari delle vittime, in particolare l’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna, continuano a chiedere piena verità e trasparenza.

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2 agosto 1980, La Strage di Bologna: 85 morti, una ferita ancora aperta

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