Si terrà martedì 30 luglio alle ore 12 in piazza Cenni, davanti al Palazzo di Giustizia di Napoli, una manifestazione pubblica promossa dal Garante dei diritti delle persone private della libertà, in collaborazione con varie realtà civili, religiose e forensi, per dire basta alla deriva drammatica del sistema penitenziario italiano.
Lo slogan scelto per l’iniziativa è chiaro e diretto: “Non c’è più tempo! Bisogna fermare la strage di vite e di diritti delle carceri italiane!”. Un grido di allarme che denuncia una crisi strutturale e ormai insostenibile. L’iniziativa, sostenuta anche dal Movimento Forense, dall’Ordine degli Avvocati di Napoli Nord, e dall’Arcidiocesi di Napoli, invita la cittadinanza a partecipare: “Venite e vedete, venite e ascoltate!”.
Nel 2025, il sistema carcerario italiano è segnato da sovraffollamento cronico, carenza di personale, condizioni strutturali degradate e un preoccupante aumento di suicidi tra i detenuti. Secondo i dati del Ministero della Giustizia aggiornati a luglio: in Italia si contano oltre 61.000 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di circa 50.000 posti.
Solo nei primi sette mesi del 2025 si sono registrati oltre 50 suicidi in carcere, una media allarmante che mette in luce un’emergenza psicologica e umanitaria.
La situazione in Campania è tra le più critiche d’Italia. Le strutture detentive, tra cui Poggioreale, Secondigliano, Santa Maria Capua Vetere e Aversa, versano in condizioni estremamente difficili:
Poggioreale, uno dei penitenziari più affollati d’Europa, ospita quasi 2.000 detenuti a fronte di una capienza di poco più di 1.400.
Mancano psicologi, educatori e mediatori culturali, figure essenziali per il reinserimento e la gestione delle fragilità.
La pressione sul personale penitenziario è insostenibile, con turni estenuanti e carenza di formazione specifica per affrontare situazioni di crisi.
A Napoli, il tasso di suicidi e atti di autolesionismo tra i detenuti è cresciuto in modo preoccupante, riflettendo lo stato di abbandono e disagio in cui vivono molti reclusi, spesso in attesa di giudizio e privi di adeguata assistenza sanitaria e psicologica.
La manifestazione del 30 luglio rappresenta un momento di mobilitazione collettiva per richiamare l’attenzione delle istituzioni, dei cittadini e dell’opinione pubblica su una questione che non può più essere rimandata. È una chiamata alla responsabilità per tutelare la dignità della persona, il diritto alla salute e il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena.










