15 luglio 2021: il cinema italiano perse un talento precoce e poliedrico: Libero De Rienzo, classe 1977, originario di Napoli, morì all’età di 44 anni. La sua morte, avvenuta nella sua casa a Roma, è stata il tragico epilogo di un infarto, anche se – come emerso dalle indagini successive – nel suo organismo erano presenti sostanze illecite.
Figlio dell’aiuto regista Fiore De Rienzo, Libero debutta nel cinema nel 1999 con Asini di Antonello Grimaldi, ma è il ruolo di Bart Vanzetti in Santa Maradona (2001, regia di Marco Ponti) a consacrarlo tra i volti cult del nuovo cinema italiano: riceve il David di Donatello come miglior attore non protagonista nel 2002 . Tra le sue interpretazioni memorabili: A/R Andata + Ritorno (2004); Fortapàsc (2009), nei panni del giornalista Giancarlo Siani anche in questo caso candidato al David; Smetto quando voglio (2014), cui segue la serie; Ruoli in La kryptonite nella borsa (2011), Miele (2013), I due Papi (2019) e Il caso Pantani (2020) .
Nel 2005 si cimenta anche come regista e sceneggiatore con Sangue – La morte non esiste, presentato al Festival di Locarno .
Il 15 luglio 2021 un amico, preoccupato per la sua mancata risposta, allerta le forze dell’ordine. I sanitari lo trovano già privo di vita: all’inizio si parla di un infarto. Tuttavia, l’autopsia rivela un’intossicazione accidentale da eroina e cocaina. L’inchiesta per “morte in conseguenza di altro reato” porta all’identificazione del pusher, successivamente condannato.
Affettuosamente chiamato “Picchio” da amici e colleghi, De Rienzo ha lasciato un segno profondo nel cinema contemporaneo. Nel 2025, Torino ha omaggiato la sua memoria con una serata evento dedicata al ventennale del suo film Sangue, in presenza di attori come Elio Germano e del rapper Willie Peyote.
Libero lascia la moglie, la costumista Marcella Mosca, e due figli piccoli. La sua scomparsa ha innescato un riflusso di emozione nel pubblico e nel mondo artistico, che continua a celebrarne sensibilità e autenticità











