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La lista dei nemici da uccidere, le minacce agli affiliati: iniziò così la collaborazione di Vincenzo Sarno

Luciana Esposito di Luciana Esposito
7 Gennaio, 2025
in Cronaca, In evidenza
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La lista dei nemici da uccidere, le minacce agli affiliati: iniziò così la collaborazione di Vincenzo Sarno
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Vincenzo Sarno, ex Boss di Ponticelli, poi diventato collaboratore di giustizia, aveva manifestato fin da subito una condotta in netta antitesi con la decisione di voltare le spalle alla camorra e alle sue regole.

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Di recente, l’ex leader del clan che ha dominato la scena camorristica napoletana per circa trenta anni, è tornato nel quartiere Ponticelli per indirizzare minacce estorsive ad alcuni commercianti. Un gesto eclatante, oltre che l’ennesima violazione in contraddizione con il percorso intrapreso insieme ai suoi fratelli e che di fatto ha sancito la fine di un’era camorristica. L’ultimo atto di una serie di azioni scellerate che più volte hanno concorso a riaprire le porte del carcere al boss anche mentre era sotto protezione, com’è accaduto quando fu arrestato in discoteca. Malgrado la detenzione domiciliare e lo status di collaboratore di giustizia, l’estate scorsa, si mise evidenza nella località dove vive sotto protezione, attirando le inimicizie di due pregiudicati di origini napoletane che prima di lui avevano avviato dei business illeciti nella zona, in primis lo spaccio di stupefacenti. A marzo del 2023 è finito nuovamente dietro le sbarre per aver divulgato dei contenuti espliciti sui social network in cui annunciava il ritorno a Ponticelli, unitamente all’intenzione di vendicarsi degli “infami”, tra i quali citava anche la direttrice di “Napolitan”, la giornalista Luciana Esposito.

Deliberare la morte di persone verso le quali cova rancore ed odio è una delle ossessioni più ricorrenti dell’ex boss. Il livore di uccidere, il desiderio di vendetta, non hanno mai abbandonato l’ex boss, anzi. Hanno segnato il suo percorso da collaboratore di giustizia fin dalle prime battute. Dal carcere di Vicenza presso il quale era recluso, Vincenzo Sarno trascorreva le sue giornate lavorando alla lista delle persone da uccidere. Ex affiliati, soggetti legati a clan rivali, persone con i quali aveva avuto contrasti, dissidi o che, a suo dire, gli avevano fatto dei torti o gli avevano mancato di rispetto. Un dettaglio dal quale trapela la naturale predisposizione ad uccidere dell’ex leader della camorra ponticellese, ma anche un modus operandi in netto contrasto con la decisione di collaborare con la giustizia. Un atteggiamento che evidenzia la ferma volontà di Vincenzo Sarno di non discostarsi mai realmente da quelle dinamiche e da quelle logiche.

Un fatto confermato anche da un altro elemento significativo: l’ex boss ha spesso redarguito gli altri collaboratori di giustizia ed ex affiliati al suo clan che socializzavano con detenuti che a loro volta avevano rinnegato la camorra, ma che un tempo erano legati a clan rivali ed ostili ai Sarno. Un soggetto rancoroso, vendicativo, spregiudicato che non ha mai realmente voltato le spalle alla vita criminale e che non ha mai smesso di impartire ordini, auspicando di continuare a troneggiare sui suoi gregari, persino mentre era recluso in carcere, in veste di collaboratore di giustizia. Almeno sulla carta.

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