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Gelsomina Verde: dopo 20 anni attende ancora lo status di vittima innocente

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
23 Maggio, 2024
in Cronaca
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21 novembre 2004: la camorra tortura e uccide la 22enne Gelsomina Verde
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“A distanza di quasi venti anni dalla sua morte, Gelsomina Verde sta ancora aspettando che le venga riconosciuto lo status di vittima innocente della camorra, e lei è stata uccisa per essersi rifiutata di collaborare con la criminalità organizzata”.

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Sono più arrabbiati che addolorati i familiari di Gelsomina Verdi che nella giornata di mercoledì 22 maggio hanno presenziato in tribunale a Napoli, insieme con il loro avvocato, Liana Nesta, al processo che vede imputate le due persone che, secondo la DDA di Napoli, prelevarono la ragazza prima che venisse brutalmente assassinata nell’ambito della prima faida di Scampia. Collegati in videoconferenza i due imputati: Luigi De Lucia e Pasquale Rinaldi, alias “o Vichingo”, arrestati dalla Polizia di Stato il 27 luglio del 2023.
Il mancato riconoscimento dello status di vittima innocente della camorra, attualmente al vaglio della Corte Costituzionale, è legato a una lontana parentela: Michele Verde, padre di Gelsomina, ha un cugino che è stato indagato – mai condannato e neppure arrestato – in quanto ritenuto all’epoca legato al clan dei Casalesi.
La vicenda è stata sollevata dagli avvocati della famiglia Verde durante il processo di appello sulla morte della giovane e i giudici hanno ritenuto legittima la questione di costituzionalità. La questione, oggetto delle attenzioni anche di altri legali, per altre tristi vicende simili a quella di Gelsomina, è da sei mesi al vaglio della Consulta.
La volontà di tenersi assolutamente lontani dalle logiche criminali è stata dimostrata anche da tentativo, vano, del defunto Cosimo Di Lauro, all’epoca reggente del clan, di versare alla famiglia Verde 300mila euro che, come spiegò lo stesso il figlio del capoclan “Ciruzzo o’ milionario”, non erano soldi “sporchi” ma frutto del risarcimento riconosciuto alla famiglia per la morte del fratello Domenico in un incidente. 

La DDA di Napoli, dal 2012, ha in più occasioni rilevato l’assenza di ostacoli al riconoscimento dello status di vittima innocente della criminalità organizzata.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Gelsomina Verde venne prelavata e portata nel luogo dove poi venne assassinata da almeno tre persone: una si sedette sul lato passeggero dell’auto della vittima e le altre due – gli attuali imputati, in possesso dell’arma usata per il delitto – la seguirono a bordo di un’altra, fino al luogo dove venne assassinata a colpi di pistola da Ugo De Lucia.

Il gruppo criminale dei Di Lauro riteneva che Gelsomina sapesse dove si stava nascondendo Gennaro Notturno, detto “o’ sarracino” che lei conosceva in quanto frequentatrice, per motivi di lavoro, di quella famiglia. La ragazza, invece, non era a conoscenza di questa informazione, negò ma non fu creduta. Non potevano lasciarla andare e a questo punto decisero di ucciderla. Poco dopo si accorsero però di avere commesso un errore e diedero fuoco all’auto della vittima con all’interno il suo cadavere.

   Le indagini che hanno consentito l’individuazione di altri due componenti del commando che uccise Gelsomina sono scaturite dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Pietro Esposito, Gennaro Puzella, Rosario Guarino, Carlo Capasso e Salvatore Tamburrino, l’ex vivandiere di Marco Di Lauro, che ne ha consentito la cattura dopo circa 14 anni di latitanza.
   

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