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Morto Vincenzo Agostino, da 35 anni chiedeva verità sull’omicidio del figlio poliziotto

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
21 Aprile, 2024
in Cronaca
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Morto Vincenzo Agostino, da 35 anni chiedeva verità sull’omicidio del figlio poliziotto
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Vincenzo Agostino, papà dell’agente Nino Agostino assassinato dalla mafia nell’agosto 1989, è morto all’età di 87 anni. L’uomo, che per tanti anni si è battuto per ottenere giustizia per la morte del figlio, è morto a Palermo. Era soprannominato papà coraggio e, con la sua lunga barba bianca, era diventato un simbolo della città.

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Classe 1937, Vincenzo Agostino era il padre di Nino Agostino, agente della polizia che il 5 agosto 1989 venne brutalmente assassinato dalla mafia con la moglie Ida Castelluccio, incinta di pochi mesi.

Vincenzo, sin dal primo giorno, si era battuto alla ricerca della verità sulla morte del figlio. Un omicidio, avvenuto a Villagrazia di Carini, sulle cui indagini erano stati messi in atto numerosi depistaggi istituzionali scattati sin dalla sera della morte dell’agente.

E lui, che li ha denunciati, non ha mai smesso di lottare per la verità. Una lotta che ha portato i giudici a condannare uno dei mandanti del delitto Agostino, il boss Nino Madonia, condannato all’ergastolo, così come chiesto dalla procura generale diretta da Lia Sava, che ha riaperto le indagini.

Dal giorno dell’omicidio di suo figlio Nino e di sua nuora Ida Castelluccio, Vincenzo Agostino aveva fatto una promessa: “Non mi taglierò la barba fino a quando non saprò la verità”.

Una verità tanto cercata, ma mai arrivata del tutto, tanto che l’87enne non ha mai tagliato la barba che se n’è andata con lui dopo anni di battaglie.

Vincenzo Agostino è morto prima che la corte d’assise di Palermo si pronunci sulla responsabilità del boss Gaetano Scotto. Diceva sempre che “la verità sulla morte di mio figlio è dentro lo Stato” e lo ha ribadito anche negli ultimi mesi di vita, quando col suo bastone continuava a partecipar agli incontri con gli studenti.

Ai più giovani, infatti, ribadiva che i depistaggi non erano frutto di sue fantasie, ma fatti che erano emersi dalle indagini. “Poche ore dopo l’omicidio di Nino furono trafugati alcuni appunti da un armadio della sua casa di Altofonte. Furono rubati nel corso di una perquisizione, evidentemente da agenti di polizia o comunque da rappresentanti delle istituzioni. Gente senza scrupoli, che operava agli ordini di qualcuno”.

L’omicidio Agostino, come detto, si consumò nell’agosto 1989. Nino, agente del commissariato di San Lorenzo a Palermo, si era recato con la moglie Ida a Villagrazia di Carini per festeggiare il compleanno della sorella e per comunicare ad amici e parenti la notizia della gravidanza della moglie, sposata appena un mese prima.

Ma giunti in paese, una motocicletta con due persone li affiancò e i due cominciarono a sparare. Agostino fece da scudo alla moglie e morì sul colpo, la donna incinta, invece, morì poco dopo in ospedale.

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