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Ponticelli: riflettori puntati su via Franciosa, tra i cittadini regna la paura

Luciana Esposito di Luciana Esposito
17 Aprile, 2023
in Cronaca, In evidenza
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Ponticelli: riflettori puntati su via Franciosa, tra i cittadini regna la paura
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L’incendio che nella notte tra giovedì 13 e venerdì 14 aprile ha coinvolto un appartamento al piano terra di un edificio in via Franciosa a Ponticelli ha riacceso la paura dei residenti in zona di vedersi costretti a fronteggiare un nuovo clima di tensione, riconducibile alle dinamiche camorristiche che in più di una circostanza non hanno risparmiato notti insonni e giornate all’insegna dell’apprensione ai residenti nella zona denominata in gergo “aret’ a barra”.

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Un luogo storicamente controllato dal clan Casella, ma diversi indizi lasciano dedurre che lo scenario sia cambiato radicalmente.

L’appartamento coinvolto nell’incendio è infatti utilizzato dalla famiglia Casella. Secondo quanto riferito dai cittadini, in quella casa viveva la sorella dei ras arrestati. Seppure non siano trapelate notizie certe circa la natura dell’incendio, quelle fiamme che hanno svegliato bruscamente i residenti in zona nel cuore della notte, hanno rievocato i fantasmi del passato, quelli riconducibili al periodo più concitato vissuto dal clan capeggiato dai figli del defunto boss Salvatore Casella detto Paglialone, quando le ostilità con i De Micco fecero registrare plurime fibrillazioni, tra le quali un attentato in cui Giuseppe Casella rimase ferito. Ciononostante, i ras di via Franciosa seguitarono a contestare l’egemonia dei De Micco con una serie di pratiche ribelli, creando uno scenario che poteva sfociare in una sanguinaria guerra di camorra e che invece fu sedato sul nascere da Luigi De Micco, così come rivelato dal collaboratore di giustizia Rocco Capasso: “Appena uscito Eduardo Casella, dopo un mese e mezzo, Luigi De Micco andò da solo in moto sotto al balcone dei Casella e chiamò Eduardo Casella e gli disse che era il momento di buttare acqua sul fuoco e se lo prese con lui. Cominciarono a girare insieme per Ponticelli per dimostrare che la guerra tra De Micco e Casella era finita”.

I De Micco hanno però la memoria lunga e adesso potrebbero presentare il conto ai Casella, approfittando del palese momento di difficoltà attraversato dalla cosca, in seguito all’arresto delle figure più rappresentative dell’organizzazione.

Non è un segreto che il business della droga nella zona di via Franciosa è ormai affidato ad un soggetto in affari con i De Micco che starebbe estendendo lo spaccio ben oltre “il grattacielo”, impostando una serie di piazze anche in altre zone, avvalendosi della collaborazione di persone che operano sotto le sue direttive. Un’armonia di intenti che consente ai leader di Ponticelli di beneficiare degli introiti di un’altra piazza di droga che starebbe fruttando guadagni considerevoli e al contempo chiudere la partita con i Casella.

I residenti in zona raccontano di vivere in un clima teso e concitato, non solo per effetto di suggestioni e pettegolezzi: l’incendio recente, a loro avviso, se doloso, confermerebbe l’avvio di un piano ben preciso e finalizzato ad allontanare i parenti dei Casella da via Franciosa per trasformare anche quel plesso di case di edilizia popolare in un potenziale fortino dei De Micco a Ponticelli con il duplice intento di rivalersi sui nemici e consolidare il controllo del territorio conquistando un altro arsenale.

Seppure i parenti dei Casella rimasti a via Franciosa in pianta stabile siano pochi, l’aspetto più temuto dai residenti in zona è che l’ipotetico piano di sfollamento forzato potrebbe estendersi anche ad altre abitazioni, laddove il clan avesse necessità di appropriarsi di un maggior numero di postazioni.

Anche se non ci sono conferme circa la natura dolosa dell’incendio che ha coinvolto l’abitazione ricavata da parte del ballatoio, il clima di silenzio ed omertà, subentrato in seguito all’intervento dei vigili del fuoco necessario per sedare le fiamme, concorre ad incupire la vicenda. I parenti dei Casella non si vedono in giro, nessuno parla della vicenda, come se fosse un argomento tabù. Qualcuno parla di un “dispetto”, altri preferiscono non avanzare ipotesi, auspicando in un cortocircuito o in una qualsiasi altra causa accidentale, affinchè lo spettro dell’incursione camorristica possa essere scongiurato.

Nel frattempo, il business dello spaccio di droga è tornato nuovamente in auge.

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