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Dal 3 settembre al 2 dicembre, l’Arsenale della Repubblica di Amalfi ospita la mostra “More Sweetly Play the Dance” di William Kentridge

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
3 Settembre, 2020
in Arte & Spettacolo
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Dal 3 settembre al 2 dicembre, l’Arsenale della Repubblica di Amalfi ospita la mostra “More Sweetly Play the Dance” di William Kentridge
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1920x1400_invito_kentridge_v02-1024x747Un grande protagonista del Contemporaneo ha inaugurato oggi la riapertura dello spazio dell’Arsenale d’Amalfi, il luogo dove alla fine degli anni Sessanta, con la mitica mostra evento Arte Povera più Azioni Povere curata da un giovane Germano Celant, l’arte italiana – grazie ai due collezionisti Marcello e Lia Rumma – entrò con i suoi linguaggi d’avanguardia nel panorama internazionale, con un movimento che ancora oggi è un riferimento centrale per lo studio e la creatività.

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More Sweetly Play the Dance di William Kentridge è l’evento scelto per celebrare la memoria di quei luoghi e i nuovi e affermati talenti, che richiamerà ad Amalfi i primi di settembre i protagonisti dell’arte: artisti, galleristi, critici, collezionisti; il mondo dell’arte si dà appuntamento non solo per una mostra, ma per quello che si preannuncia come un vero happening del contemporaneo.

L’Antico Arsenale della Repubblica di Amalfi – oggi riportato all’antico splendore grazie un progetto di rifunzionalizzazione condiviso dalla Regione Campania con il Comune di Amalfi, a cura della società in house per i beni culturali Scabec – torna ad essere un luogo privilegiato per l’Arte e la cultura.

L’evento, un progetto artistico della Galleria Lia Rumma, More Sweetly Play the Dance di William Kentridge – artista sudafricano tra i più noti al mondo che mescola tecniche differenti, dal disegno all’incisione, al teatro e all’animazione – si inserisce perfettamente, con un allestimento site specific, in questo nuovo e suggestivo spazio dell’Arsenale.

Questo evento è il terzo tassello del progetto Amalfi e Oltre – voluto dalla Regione Campania nell’ambito del grande progetto di digitalizzazione della cultura della Campania per gli Archivi del Contemporaneo, attuato da Scabec, dopo il convegno  Progettare la Memoria: Strategie del digitale  promosso in collaborazione con l’Università di Salerno e la mostra  I sei anni di Marcello Rumma inaugurata nel 2019 al Museo d’arte contemporanea MADRE di Napoli, a cura di Gabriele Guercio,  con Andrea Viliani.

L’evento dedicato a Kentridge si collega idealmente alle tre rassegne che qui Marcello Rumma promosse e organizzò, fra il 1966 e il 1968.

Collezionista raffinato, mecenate e imprenditore culturale di Salerno, Rumma diede vita in quegli anni ad alcune delle più importanti pagine della rivoluzione culturale del suo tempo, facendo della meravigliosa cittadina della costiera, dal glorioso passato di repubblica marinara, uno dei laboratori internazionali dell’arte italiana ed europea, come un simbolico porto aperto alla creatività, al pensiero e alle arti.

Con More Sweetly Play the Dance la Regione Campania con il Comune di Amalfi, e più esattamente in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, intende idealmente ripercorrere quell’esperienza artistica e culturale che caratterizzò gli anni ’60, con la sua dimensione “fisica” e partecipativa, restituendo all’Antico Arsenale di Amalfi, con gli attuali protagonisti del mondo dell’arte contemporanea, il ruolo centrale che ebbe allora e che oggi può nuovamente avere, in Italia e nel mondo.

––

Presentata in anteprima nel 2015 all’Eye Film Institute di Amsterdam, More Sweetly Play the Dance (2015) è una video-installazione su otto schermi, che si estende per oltre 40 metri all’interno dello spazio dell’Arsenale.

La processione di varie silhouette di figure umane a grandezza naturale, accompagnata da musiche di una banda di ottoni sudafricana, avanza in un paesaggio disegnato a carboncino dall’artista, da schermo a schermo, ad un ritmo struggente che ricorda le marce politiche e le migrazioni, i conflitti e gli esodi, la morte e le lotte civili contemporanee, in uno scenario in cui passato e presente si rispecchiano l’uno nell’altro, implicando la nostra reazione collettiva e la nostra responsabile consapevolezza personale.

Questa parata caleidoscopica circonda lo spettatore con la sua alternanza ipnotica di figure reali e disegni realizzati nel tipico stile dell’artista sudafricano. Ad aprire le danze una banda di ottoni, seguita da persone che trasportano oggetti preziosi e corpi avvolti in sudari, scheletri, ammalati che trascinano flebo, gabbie per uccelli, sacerdoti con fiori funebri. Combinando elementi presi dalle allegorie mitologiche e medievali a riferimenti all’attualità, dalle vittime dell’ebola ai profughi siriani, questo agghiacciante e morboso trionfo della morte celebra la vita, come in una parata carnevalesca, tema caro all’artista. La pratica artistica di Kentridge si muove su più territori – dalle incisioni al teatro delle ombre, dai disegni ai film animati, dalle sculture agli arazzi fino alle produzioni realizzate per i teatri d’opera e alle grandi installazioni. Le tematiche migratorie ed uno sguardo rivolto alle vicende del Sudafrica caratterizzano l’opera dell’artista originario di Johannesburg fin dagli esordi, come testimoniato dai lavori grafici e filmici realizzati fra gli anni Ottanta e Novanta, per poi consolidarsi nella produzione successiva.

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