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Morta dopo due anni di coma, l’agente penitenziaria ferita da un proiettile alla testa in ascensore

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
13 Gennaio, 2019
in Cronaca, In evidenza
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Morta dopo due anni di coma, l’agente penitenziaria ferita da un proiettile alla testa in ascensore
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sissytrovatomazza-500x286Durante la serata di sabato 12 gennaio, dopo due anni di agonia, si è spenta la giovane agente di polizia penitenziaria Sissy Trovato Mazza. La giovane poliziotta è morta dopo due anni di agonia: ferita l’1 novembre 2016 da un colpo di pistola nell’ascensore del reparto di pediatria dell’Ospedale civile di Venezia, dove si trovava per servizio. Tutt’oggi le indagini non sono ancora riuscite a chiarire chi le abbia sparato, né quale fosse il movente.

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La sua vicenda è tristemente nota. Sissy era una poliziotta penitenziaria ed è rimasta in coma per oltre due anni. Nel Novembre 2016 è stata ferita alla testa da un colpo di pistola all’interno dell’acensore dell’ospedale nel quale si era recata per motivi di servizio. Una chiamata o un cambio turno improvviso, al quale Sissy, decritta come una ragazza sempre molto precisa, non ha detto di no. Allo stato attuale, gli inquirenti non sono ancora in grado di chiarire cosa sia accaduto dentro quell’ascensore. Le indagini continuano senza abbandonare l’ipotesi del suicidio che tuttavia non convince dal momento che le riprese delle telecamere di sorveglianza hanno restituito alcune immagini di poco prima dello sparo e che ritraggono la giovane donna apparentemente serena, se non addirittura sorridente. Quelle immagini ritraggono una donna che non mostra alcun segnale capace di lasciar carpire che stesse bramando di praticare un gesto tanto estremo.

I dubbi permangono dal momento che sull’arma non vengono riscontrate impronte digitali, neppure quelle della stessa poliziotta che poco prima dello sparo appare senza guanti.  Scartata, dunque, l’ipotesi del suicidio, le indagini hanno si sono orientate verso uno scenario che pochi dubbi lascia sul fatto che si sia trattato di un omicidio. Sulle mani  e sul corpo della donna, inoltre, furono trovati lividi e graffi compatibili con segni di lotta. Sissy potrebbe aver tentato di difendersi dal suo assassino, prima che quest’ultimo giungesse a compiere il gesto estremo.

Originaria di Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, lavorava nel carcere femminile della Giudecca, a Venezia.  Chi le ha sparato intendeva uccidere: il proiettile la colpì alla testa riducendola immediatamente in stato vegetativo.

Amici e parenti dovranno attendere per darle l’ultimo saluto, in quanto i funerali della 28enne sono stati rinviati. A darne notizia è il comitato “Giustizia per Sissy” che attraverso la propria pagina facebook ha reso noto che la procura di Venezia ha disposto il sequestro della salma e l’autopsia. Nuovi particolari potrebbero emergere dall’esame medico legale che potrebbe, appunto, svelare lesioni prodotte da una eventuale colluttazione o da altri traumi e rimaste nascoste a causa della condizioni della 28enne.

I genitori della ragazza hanno lottato tanto per conoscere la verità e  fare chiarezza sulle circostanze in cui è maturata l’aggressione che, dopo due anni di agonia, ha portato alla morte di Sissy. Dopo un primo stop, i genitori della 28enne hanno ottenuto la riapertura delle indagini.

I genitori hanno reso noto che la polizziotta aveva avuto contrasti sul lavoro che svolgeva nell’istituto penitenziario femminile della Giudecca, dove avrebbe tentato di contrastare gli abusi che aveva scoperto.

 

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