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Lunedì in Albis: rissa tra due associazioni di devoti della Madonna dell’Arco nei pressi del santuario

Luciana Esposito di Luciana Esposito
20 Aprile, 2017
in Cronaca, In evidenza
0
Napoli: misure antiterrorismo in vista di Pasqua, blindato anche il pellegrinaggio dei fujenti
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images859cdtog Il lunedì in Albis, il giorno di Pasquetta, è un momento fortemente atteso dai devoti della Madonna Dell’Arco: è il giorno che incarna una tradizione secolare, quella che porta migliaia di persone a recarsi a piedi al Santuario di Sant’Anastasia, in forma di devozione verso la Madonna.

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Un pellegrinaggio che miscela fede e folklore e che annovera una forte adesione da parte di esponenti più o meno di spicco della malavita organizzata napoletana.

La puntuale presenza di cappelle, altari votivi e sedi di associazioni all’interno di rioni e contesti in cui è forte la presenza di organizzazioni criminali, ben sintetizza la forte devozione che i camorristi nutrono verso la vergine del santuario anastasiano che può essere definita “la Madonna protettrice della camorra”.

Le sedi associative intitolate alla stessa Madonna, in moti casi, altro non sono che luoghi in cui i malavitosi si incontrano, tengono riunioni e si concedono momenti di svago. Basta ricordare che nell’aprile del 2016, nel Rione Sanità, proprio in un circolo ricreativo intitolato alla Madonna Dell’Arco fu messa a segno “la strage delle Fontanelle”: un agguato voluto per sterminare il clan Vastarella, i cui esponenti più autorevoli erano soliti radunarsi proprio tra le mura di quella sede associativa.

Dapprima che il pellegrinaggio targato 2017 andasse in scena, attraverso i social e le “voci di popolo” era già stata abbondantemente diramata la notizia che preannunciava una massiccia adesione da parte di uomini e donne d’onore animati da un intento ben preciso: chiedere “la grazia” per i congiunti detenuti in regime di 41 bis. Un’intenzione resa ancor più esplicita dai volti dei boss stampati sulle t-shirt identificative delle suddette squadre.

Altre associazioni, invece, avvalendosi sempre dell’esplicito segnale diramato attraverso la stampa dei volti sulle maglie, hanno dedicato il pellegrinaggio a boss e donne-boss uccisi in agguati camorristici.

La tradizione secolare ha puntualmente annoverato figure assai controverse tra “i fujenti”: tossicodipendenti che si recano in pellegrinaggio con la dose in tasca per chiedere alla Madonna di aiutarli a smettere e che, non appena escono dal santuario, si drogano e imprecano contro la vergine. La medesima condotta viene adottata anche da ladri, rapinatori e malviventi di vario genere. Le bestemmie e le imprecazioni, durante il cammino e perfino all’interno del santuario, sono una costante che si ripete. Una sorta di linciaggio della figura venerata utile ad alleggerirsi la coscienza, riversando tutte le colpe delle malefatte collezionate sull’incapacità della Vergine di “compiere le grazie”.

Quest’anno, i devoti che osservano la tradizione animati da un reale sentimento di fede e devozione, hanno denunciato due episodi di violenza: una lite tra due ragazze che per futili motivi hanno iniziato a darsele di santa ragione e una rissa di portata ben più ampia, tra due associazioni di San Giovanni a Teduccio.

Giunte nei pressi del santuario della Madonna dell’arco, in procinto di entrare nel luogo sacro per rendere omaggio alla vergine, invece di raccogliersi in meditazione e preghiera, le due squadre si sono azzuffate. I presenti raccontano che il motivo apparente fosse il mancato “dare precedenza” di una squadra nei confronti dell’altra, mentre, in realtà, si trattava di due realtà associative capeggiate da clan rivali.

Ragion per cui, il diritto di prelazione al cospetto della Vergine, assumeva ben altro e più rilevante valore. Così come cedere il passo all’altra associazione voleva dire tutt’altro che compiere “un garbato atto di civiltà e cortesia”, sarebbe stato percepito come un segnale di resa, di debolezza che rischiava di “far perdere la faccia” alla squadra che avrebbe ceduto il posto e il passo all’altra.

E allora, rivendicare con la violenza la propria supremazia, diventa un atto doveroso e dovuto, per chi individua nel credo camorristico la fede imprescindibile alla quale ispirarsi.

Del resto, lo sfarzo e l’ostentazione della virilità esibita nel portare a spalla dei carri sontuosi ed ingombranti, degli stendardi sempre più alti e delle bandiere pompose da far volteggiare nell’aria, è un atteggiamento che cela ben altre velleità che nulla hanno da spartire con il sentimento religioso e con la devozione verso la Madonna.

Pugni, calci, cattive maniere, a due passi dal quadro della Vergine, venerato da chi? E perché?

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