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La storia del piccolo Elia: ucciso dall’indifferenza e dalla muffa

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
26 Agosto, 2015
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La storia del piccolo Elia: ucciso dall’indifferenza e dalla muffa
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20150825_c4_c2_elia154La storia cucita nel destino del piccolo Elia è una di quelle che consegna un immediato senso di sconforto frammisto a rabbia.

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Figlio di un’era in cui a spadroneggiare sono gli interessi, l’arrivismo, la virtualità e l’aridità interiore, Elia è morto mentre aspettava un cuore nuovo, incancrenito dalla muffa che divorava le pareti dell’appartamento comunale di Marghera nel quale viveva, nel quale era costretto a vivere.

Domenica mattina il cuore di Elia ha interrotto quella sfiancante battaglia senza tempo, contro il tempo: il piccolo è morto all’ospedale Gallucci di Padova.

Elia aveva appena tre anni.

Mercoledì scorso, il piccolo viene ricoverato d’urgenza nel reparto di pediatria per una complicazione e, due giorni dopo, viene trasferito in terapia intensiva per la somministrazione di un farmaco che lo avrebbe aiutato a riprendersi. Ma il cuore di Elia non ha retto: domenica alle 7 cessa di battere. I medici lo hanno intubato, ma l’ossigeno non ha fatto a tempo ad arrivare al cervello.

Dal 2013 la famiglia di Elia Molina chiedeva un cambio di alloggio, costretta a vivere in un appartamento al terzo piano di una vecchia palazzina di Ca’ Emiliani – la parte più degradata di Marghera -, ovviamente senza ascensore e dichiarato “insalubre” dalla primavera scorsa proprio perché assediato dall’umidità.

Elia era in cura al Gallucci di Padova dal 29 gennaio del 2012, ossia tre ore dopo aver visto la luce all’ospedale dell’Angelo di Mestre. Soffriva di una stenosi aortica severa che era stata diagnosticata alla madre al settimo mese di gravidanza. Era stato operato già due volte, a cinque giorni dalla nascita e dopo nove mesi. Un mese fa le sue condizioni si erano aggravate e i medici avevano richiesto un trapianto a breve, ma dalla scorsa primavera era chiaro che – in queste condizioni di salute – non poteva continuare a vivere.

Così doveva essere e così è stato, per merito di chi non ha avuto tempo per arrestare quella corsa contro il tempo, troppo ardua da sostenere per un cuore troppo flebile, come quello del piccolo Elia.

 

Tags: casa comunaleeliamargheramestremortemortotrapianto di cuore
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