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Porrajmos: lo sterminio degli zingari dimenticati

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
26 Gennaio, 2021
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Porrajmos: lo sterminio degli zingari dimenticati
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romOlocausto, shoah, sterminio degli Ebrei.

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Sono i nomi che risuonano nella storia, nelle scuole, nel giorno della memoria; giorno in cui si testimonia la volontà sociale e politica di voler ricordare uno dei massacri più bui della nostra epoca, poiché lucidamente strutturato.

Porrajmos è un’ altra parola figlia di quegli anni, ma non risuona nella logica mediatica, né in quella geo-politica, ed è il genocidio degli zingari ad opera nazifascista.

Ed è proprio dedicata a questo capitolo dell’ olocausto, la conferenza che, oggi alle 16, si terrà all’ Antisala dei Baroni del Maschio Angioino, a cura del Comitato Campano con i Rom; interverranno: Carla Osella, Presidente A.I.Z.O – Torino (Associazione Italiana Zingari Oggi) “Rom e Sinti : un genocidio dimenticato” (pellegrinaggio nei luoghi dell’orrendo sterminio), Domenico Pizzuti, gesuita – “Impegno della chiesa per e con i Rom”, Francesco Soverina, storico – “il porrajmos: lo sterminio nazista dei Rom e dei Sinti”, Elena Coccia, Consigliera comunale – “I Rom nella storia della città di Napoli”. Inoltre, ci saranno momenti di musica gitana durante la manifestazione.

Parrajmos (o Porajmos) in lingua romanì vuol dire “grande divoramento” o “devastazione”; non ci sono molte testimonianze a riguardo, anche a causa della scarsa alfabetizzazione delle etnie Rom, le quali, non hanno potuto lasciare molti scritti, all’ epoca, sulle proprie esperienze; e non si è certi neanche del numero complessivo delle vittime, essendo i gitani, a differenza degli Ebrei, non censiti perché poco organizzati. Si parla di, circa, un milione e mezzo di persone sterminate, anche se c’è chi afferma che le cifre sono state più basse (500.000); tuttavia, qualunque siano i numeri veri, nessun valore autentico acquisiscono al cospetto della sofferenza.

I Rom dei paesi occupati, proprio come gli Ebrei, venivano rastrellati e deportati nei campi “di lavoro” che la Germania nazista aveva creato sul tutto il territorio imperiale. Erano riconoscibili da un triangolo marrone cucito sulle casacche, e la maggior parte di loro, moriva prima di essere destinata alle “uccisioni sistematiche”. Tifo, vaiolo, freddo e fame erano le principali cause di morte nei lager, ma uno dei capitoli più sofferti è stato l’ uso degli zingari, soprattutto donne e bambine, nei laboratori medici. Erano le cavie principali degli studi scientifici sulle risposte del corpo a virus mortali. Ad Auschwitz, era il  Capitano delle SS Dr. Josef Mengele ad effettuare gli esperimenti sui deportati.

Ufficialmente, nel 1938 si parlò per la prima volta della “questione zingara”, e cioè della questione razziale che poneva le etnie dei Rom e dei Sinti in uno stato di inferiorità rispetto alla razza germanica, nonostante secondo gli studi genetici, si fecero delle distinzioni tra coloro che avevano puro sangue zingaro, e quelli che invece erano penalizzati ulteriormente perché meticci. Tuttavia queste distinzioni non ebbero alcun valore durante i rastrellamenti delle SS, le quali, deportarono anche i militari Rom, in licenza, che combattevano nell’ esercito tedesco.

Nonostante le date ufficiali ci indicano l’ inizio dei supplizi razziali, le discriminazioni sociali verso i Rom (come verso gli Ebrei), iniziano molto tempo prima; infatti è nel 1899 che venne istituita a Monaco la zigeunerpolizeitstelle, ossia un ufficio di polizia con il compito di controllare i modi e gli stili di vita degli zingari, e nel 1926 venne approvata la legge per la lotta contro gli zingari. L’ inizio di lunghi anni di persecuzioni.

Fino il 2 agosto del 1944, la data che, ancora oggi, le popolazioni Rom, non possono dimenticare: quel giorno 3000 rom furono sbattuti e uccisi nelle camere a gas di Auschwits.

Vivo, nella memoria delle popolazioni gitane, è anche l’ episodio che vide i Rom ribellarsi alle SS di Auschwits – Birkenau, per un giorno intero, spingendo in ritirata gli sterminatori tedeschi fino al giorno dopo, in cui non è difficile immaginare cosa sia successo.

Tuttavia, quello che è successo in quegli anni e in cui luoghi per mano del regime nazista, non ha riguardato una razza, una categoria, un genere  umano specifico; ha riguardato, piuttosto, l’ annientamento di una diversità non tollerata poiché non  identificabile in stereotipi umani, che risultavano essere il prodotto di numerosi ingredienti diversi: Le dittature post – belliche, il forte nazionalismo, la materializzazione futuristica della forza del corpo umano,  e le dinamiche di propaganda che nascondevano, probabilmente, motivazioni socio- economiche.

Ebrei, Omosessuali, portatori di handicap, Rom, Sinti, comunisti, dissidenti politici sono stati tutti, allo stesso modo, perseguitati e barbaramente uccisi, in nome di una distorsione ideologica fin troppo metabolizzata dalla popolazione.

Tuttavia, più grave e più preoccupante, è l’ odierna emarginazione che alcune di queste categorie, sono ancora costrette a vivere. Proprio come i Rom, i Sinti, ed altre etnie gitane, che risultano, trasversalmente, discriminate. Da destra a sinistra. Dalla fila al supermercato all’ assegnazione di case popolari. E questo è dovuto alla scarsa conoscenza che abbiamo di alcune culture, della loro storia, e dal pregiudizio che nasce prima del nostro corpo, perché insito nel retaggio familiare e culturale. Conseguente a questo, è la difficile integrazione sociale in un sistema che non – accoglie, non condivide, non cresce assieme allo straniero.

 

« Noi Roma e Sinti siamo come i fiori di questa terra.
Ci possono calpestare,
ci possono eradicare, gassare,
ci possono bruciare,
ci possono ammazzare –
ma come i fiori noi torniamo comunque sempre… »
Karl Stojka

 

 

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