Tredici anni dopo, nuove dichiarazioni dei collaboratori di giustizia riaprono uno dei casi più emblematici della camorra napoletana. L’omicidio di Mariano Bacioterracino, ucciso l’11 maggio 2009 davanti all’Antica Caffetteria, nel quartiere Sanità, torna al centro di un’inchiesta che punta a ricostruire la catena delle responsabilità, dal presunto movente fino all’organizzazione dell’agguato.
L’ordinanza cautelare del Tribunale di Napoli, firmata dal giudice per le indagini preliminari Federica Girardi, ricostruisce gli elementi raccolti dagli investigatori e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che hanno consentito di imprimere una nuova svolta al procedimento. Il provvedimento riguarda Ciro Culiersi e Oscar Pecorelli, mentre Antonio Lo Russo, indicato negli atti tra i presunti organizzatori del delitto, è collaboratore di giustizia.
L’agguato davanti all’Antica Caffetteria
È l’11 maggio 2009. Mariano Bacioterracino si trova all’interno dell’Antica Caffetteria, in via Santa Maria del Pozzo, nella zona dei Vergini, nel cuore della Sanità. Un uomo armato gli spara diversi colpi, provocandone la morte in pochi istanti.
L’esecuzione viene ripresa dalle telecamere di sorveglianza del locale. Quelle immagini, diffuse dai mezzi d’informazione, diventano uno dei documenti più conosciuti della cronaca criminale napoletana: mostrano la freddezza dell’azione e la rapidità con cui il killer porta a termine l’agguato e si allontana.
Nonostante la forza di quelle immagini, l’identità dell’esecutore materiale non è stata accertata nell’ambito della ricostruzione degli inquirenti che ha portato ai due recenti arresti. Gli investigatori hanno continuato a lavorare per individuare non soltanto chi ha premuto il grilletto, ma anche chi avrebbe organizzato e reso possibile l’omicidio.
Il presunto movente: vendicare l’omicidio di Gennaro Moccia
Secondo la ricostruzione accusatoria, il delitto sarebbe maturato nell’ambito di una dinamica di vendetta. Bacioterracino sarebbe stato ritenuto responsabile, o comunque coinvolto, nell’omicidio di Gennaro Moccia, circostanza che avrebbe spinto esponenti di vertice dell’omonimo clan a condannarlo a morte.
Un omicidio che si colloca in un quadro più ampio di rapporti tra gruppi criminali operanti a Napoli e nell’area metropolitana, richiamando il clan Lo Russo, il gruppo Sacco-Bocchetti e gli Amato-Pagano. L’omicidio, infatti, avrebbe avuto anche la finalità di rafforzare il prestigio e il predominio territoriale della fazione riconducibile a Oscar Pecorelli.
Il ruolo contestato a Ciro Culiersi e Oscar Pecorelli
Ciro Culiersi viene indicato come il presunto conducente del ciclomotore utilizzato per accompagnare il killer, rimasto non identificato. A Oscar Pecorelli e Antonio Lo Russo viene invece attribuito il ruolo di ideatori e organizzatori dell’omicidio.
La ricostruzione giudiziaria non si limita alla fase esecutiva: l’obiettivo è individuare la rete di decisioni, accordi e supporti che avrebbe permesso di organizzare un omicidio in pieno giorno, in un luogo frequentato del quartiere.
La svolta dalle dichiarazioni di Pietro Polverino
Uno degli elementi centrali della nuova fase investigativa è rappresentato dalle dichiarazioni di Pietro Polverino, collaboratore di giustizia che ha iniziato a collaborare nel febbraio 2026. Il suo racconto, secondo il giudice, ha fornito nuovi elementi sulla ricostruzione dell’omicidio e ha trovato riscontri nelle dichiarazioni di altri collaboratori.
In particolare, nell’ordinanza viene richiamata una dichiarazione resa da Polverino il 5 agosto 2026, nell’ambito di un procedimento già in corso. Da quel contributo sono emersi elementi che hanno consentito di chiedere e ottenere la riapertura delle indagini a carico di Ciro Culiersi, con la successiva riunione del procedimento a quello riguardante Pecorelli e Lo Russo.
Il giudice attribuisce particolare rilevanza al contenuto delle dichiarazioni di Polverino, ritenute coerenti con quelle rese in precedenza da altri collaboratori. Il quadro indiziario viene valutato anche alla luce degli atti investigativi raccolti nell’immediatezza del delitto e dei provvedimenti giudiziari relativi ai gruppi criminali coinvolti.
Un delitto rimasto per anni senza una ricostruzione completa
L’omicidio di Bacioterracino è rimasto per lungo tempo uno dei casi simbolo della violenza camorristica alla Sanità. La diffusione del video dell’esecuzione aveva reso visibile a tutti la brutalità dell’agguato, ma non era bastata, da sola, a chiarire ogni responsabilità.
Gli arresti recenti segnano un passaggio importante nel tentativo di ricostruire la filiera del delitto, distinguendo tra l’esecutore materiale, ancora non identificato, e i presunti organizzatori. A riaprire il caso sono state soprattutto le parole di chi, dopo anni trascorsi negli ambienti criminali, ha scelto di collaborare con la giustizia.










