La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante entra in una nuova fase. Nel Casertano la Polizia di Stato ha avviato le operazioni di identificazione dei manifestanti, in vista della progressiva liberazione delle aree occupate dai presidi. I blocchi in prossimità delle autostrade risultano rimossi, ma la situazione resta complessa nelle zone industriali e interportuali, dove permangono alcuni concentramenti.
A rendere più difficile il ripristino della circolazione è anche la condizione di diversi mezzi pesanti: alcuni camion hanno gli pneumatici bucati e non possono muoversi. Una circostanza che, secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, coinvolgerebbe anche autotrasportatori che vorrebbero abbandonare i presidi e riprendere il lavoro, ma si ritrovano impossibilitati a farlo.
Identificazioni e rimozione dei blocchi
L’attività di identificazione rientra nell’azione avviata dal ministero dell’Interno per intervenire sui presidi stradali che ostacolano la circolazione, con particolare attenzione alla Campania, dove la mobilitazione ha provocato pesanti ripercussioni sulla rete autostradale e sulla distribuzione delle merci.
Sulla base delle informazioni provenienti dal Viminale, a livello complessivo sono state identificate 1.339 persone, con 71 denunce e 242 sanzioni amministrative. I numeri si riferiscono all’attività di controllo legata ai blocchi e non soltanto al territorio casertano.
Nel Casertano, le operazioni puntano a liberare progressivamente le aree interessate dalla protesta. I presidi collocati nei pressi delle autostrade sono stati rimossi, mentre restano situazioni da gestire nelle zone industriali e interportuali.
L’obiettivo è consentire il ripristino della circolazione, dopo giorni di rallentamenti, chiusure e code che hanno coinvolto le principali direttrici della Campania.
Le ruote tagliate e gli autotrasportatori che vogliono ripartire
Il capitolo più delicato riguarda le segnalazioni di danneggiamenti ai mezzi pesanti. In diversi casi, secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, gli pneumatici dei camion sarebbero stati tagliati per impedire ai conducenti di ripartire. Sono stati segnalati anche copertoni collocati sulla carreggiata per ostacolare il passaggio dei tir.
Non tutti gli autotrasportatori, infatti, avrebbero scelto liberamente di proseguire la protesta. Alcuni conducenti denunciano di essere stati costretti a restare fermi, nonostante la volontà di riprendere il viaggio e tornare al lavoro.
Da Caserta e Mercato San Severino verso Pontecagnano
Vincenzo Parisi, rappresentante degli autotrasportatori, ha confermato la liberazione dei presidi di Caserta e di Mercato San Severino, nel Salernitano, per consentire il ripristino della normale circolazione sulle autostrade.
La mobilitazione, tuttavia, non risulta completamente conclusa: camion e trattori si sarebbero spostati verso lo svincolo di Pontecagnano, lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria.
La situazione resta quindi in evoluzione, con le autorità impegnate a verificare la possibilità di riaprire le direttrici interessate e a gestire i mezzi che non sono ancora in grado di ripartire.
Autostrade sotto pressione e conseguenze sulla distribuzione
Nella mattinata del 21 ottobre la protesta aveva provocato code e limitazioni su diverse tratte campane. Quattro chilometri di coda sull’A1 tra Caserta Nord e il bivio con la A30 in direzione Napoli, due chilometri tra la barriera di Napoli Nord e Caserta Nord verso Roma e altri due chilometri sulla A30 tra Maddaloni e il bivio con l’A1.
Le ripercussioni non si limitano agli automobilisti. I blocchi e le difficoltà nella circolazione delle merci incidono sui tempi di consegna, sulla distribuzione dei prodotti e sull’approvvigionamento dei distributori di carburante, in un momento in cui diverse aree del Mezzogiorno stanno già affrontando carenze e lunghe attese per i rifornimenti.
Il governo ha avviato il confronto con le associazioni di categoria e annunciato risorse a sostegno dell’autotrasporto. Resta però la necessità di riportare la protesta entro modalità che non impediscano la circolazione e non costringano altri lavoratori a fermarsi.










