Venerdì 2 ottobre all’Auditorium dell’Orchestra Sinfonica dei Quartieri Spagnoli la presentazione dell’opera che conclude la prima edizione di “Conversazioni domestiche per azioni pubbliche”
Non una fotografia definitiva dei Quartieri Spagnoli, ma un racconto costruito attraverso le persone che li abitano, le loro voci, le immagini conservate negli archivi personali e i suoni che ne compongono la quotidianità.
È Nel giardino del Biancomangiare, l’opera realizzata dall’artista Francesca Marconi al termine di una residenza artistica che ha attraversato Napoli tra giugno e luglio e che sarà presentata venerdì 2 ottobre 2026, alle ore 18, all’Auditorium dell’Orchestra Sinfonica dei Quartieri Spagnoli.
L’appuntamento conclude la prima edizione di Conversazioni domestiche per azioni pubbliche, piattaforma di ricerca culturale che ha messo al centro la conversazione come pratica di ascolto e di costruzione di relazioni con il territorio.
Il progetto è curato da Nicola Ciancio, con la consulenza artistica di Simona Da Pozzo e quella scientifica di Giuliana Ciancio. È organizzato da Ex-Voto [radical public culture], in partnership con La Santissima Community Hub, Riot Studio e Dispaccio Art Book Shop, ed è promosso e co-finanziato dal Comune di Napoli nell’ambito del bando Cultura Napoli 2026.
Un quartiere raccontato attraverso le sue voci
Il titolo dell’opera richiama l’antico nome del territorio prima dell’urbanizzazione che avrebbe dato origine ai Quartieri Spagnoli. Un riferimento alla storia che diventa il punto di partenza per interrogarsi sulle trasformazioni di un luogo nel quale memoria e cambiamento continuano a convivere.
La ricerca di Francesca Marconi si è sviluppata soprattutto attraverso l’ascolto e l’incontro con gli abitanti.
Ne è nato un insieme di voci, fotografie e racconti che restituisce frammenti diversi della vita del quartiere: dai cori per il Napoli alla tradizione canora classica e neomelodica, dai motorini alle processioni, passando per i rumori dei bassi e per il paesaggio sonoro del mare.
Non un inventario del quartiere, dunque, ma una raccolta di tracce emerse dagli incontri durante la residenza.
Da questa esperienza, e in particolare dal rapporto instaurato con l’Orchestra Sinfonica dei Quartieri Spagnoli, prendono forma due interventi destinati a rimanere nel territorio.
Le voci diventano un archivio
Il primo è un archivio sonoro online, nel quale confluiscono le voci e i racconti raccolti durante la residenza.
L’archivio non rimane però confinato nello spazio digitale. Una serie di poster distribuiti nei luoghi di prossimità del quartiere permette infatti di accedere ai contenuti, creando un collegamento diretto tra gli spazi fisici dei Quartieri Spagnoli e le memorie sonore raccolte dall’artista.
Il territorio diventa così anche un dispositivo per conservare e riattivare le testimonianze di chi lo vive.
Le fotografie diventano tessuto
Il secondo intervento è invece destinato a rimanere fisicamente nell’Auditorium dell’Orchestra.
Si tratta di una installazione visiva permanente composta da due grandi stendardi in tessuto, realizzati insieme a Maria Isabel Albertini di Cosadelfuturo, che diventeranno il fondale delle prove orchestrali.
Sulla stoffa vengono trasferiti, attraverso la tecnica della carta carbone, volti, feste e gesti quotidiani provenienti dagli archivi fotografici personali degli abitanti.
Il procedimento manuale non produce una semplice riproduzione delle fotografie. Nel passaggio dalla carta al tessuto, infatti, le immagini cambiano, si consumano, perdono parte della loro definizione.
È proprio questa trasformazione a diventare parte dell’opera.
Come scrive Marconi, «l’immagine si sfalda, resiste solo in parte, lasciando affiorare ciò che rimane della memoria quando viene toccata, tramandata».
La memoria, quindi, non viene trattata come qualcosa di immobile da conservare intatto, ma come una materia che si modifica ogni volta che viene raccontata, trasmessa e condivisa.
L’Orchestra come parte dell’opera
La scelta dell’Auditorium dell’Orchestra Sinfonica dei Quartieri Spagnoli non risponde soltanto all’esigenza di trovare uno spazio nel quale esporre l’installazione.
Durante la residenza, l’incontro tra Marconi, l’Orchestra e le persone che la animano è diventato infatti una parte integrante della ricerca.
Il rapporto costruito con questa realtà ha trasformato il luogo da semplice sede dell’intervento a elemento stesso dell’opera.
L’Orchestra rappresenta da anni un presidio culturale e sociale dei Quartieri Spagnoli, attraverso la musica, la formazione e le occasioni di incontro che costruisce nel territorio.
Affidare proprio a questo spazio una parte permanente del lavoro significa lasciare l’opera nel contesto dal quale è nata: tra prove musicali, persone, suoni e relazioni quotidiane.
L’installazione non viene quindi separata dal quartiere per essere trasferita in uno spazio espositivo, ma rimane dentro una realtà che continua a produrre quelle stesse relazioni dalle quali il progetto ha preso forma.
Uno sguardo necessariamente parziale
Nel giardino del Biancomangiare non pretende di raccontare i Quartieri Spagnoli nella loro totalità.
Il lavoro nasce da un periodo preciso, da incontri determinati e dalla prospettiva dell’artista. È, per sua stessa natura, uno sguardo parziale e situato.
«Ogni sguardo su un territorio è necessariamente parziale: svela alcune porzioni e ne lascia altre fuori campo», spiega il curatore Nicola Ciancio. «Non può e non vuole essere una rappresentazione esaustiva, perché prende forma attraverso l’esperienza, gli incontri e i dialoghi che l’artista vive immergendosi in un contesto».
È proprio questa parzialità, aggiunge Ciancio, a permettere al racconto di «continuare a trasformarsi e ad accogliere nuove storie».
Un principio che attraversa l’intero progetto: non fissare un’immagine del quartiere, ma lasciare aperta la possibilità che quella stessa immagine continui a cambiare.
La conclusione di “Conversazioni domestiche per azioni pubbliche”
La presentazione dell’opera segna anche la conclusione del primo ciclo di Conversazioni domestiche per azioni pubbliche, progetto nato per esplorare la conversazione come strumento di ricerca, ascolto e produzione culturale.
Nel corso della prima edizione la piattaforma ha coinvolto artisti, curatori e ricercatori italiani e internazionali attraverso tre laboratori e tre talk: La ricerca dell’invisibile, Space for Plurality e Arte e conflitto.
Con Nel giardino del Biancomangiare, il percorso si chiude quindi tornando al territorio e alle persone incontrate durante la residenza.
Non attraverso una mostra tradizionale, ma attraverso un archivio di voci destinato a essere ascoltato e immagini destinate a continuare a trasformarsi.
L’appuntamento è per venerdì 2 ottobre alle ore 18, all’Auditorium dell’Orchestra Sinfonica dei Quartieri Spagnoli, a Napoli, per la presentazione dell’intervento artistico di Francesca Marconi.











