Un proiettile calibro 7,65 dentro una busta. E insieme una lettera con minacce e una richiesta precisa: fare luce su presunte irregolarità nel rilascio dei diplomi da parte di scuole private della provincia di Salerno.
È il contenuto del plico anonimo recapitato al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, nella sede del ministero in viale Trastevere, a Roma.
La busta sarebbe stata spedita da Salerno ed è arrivata al ministero all’inizio di agosto. La notizia è emersa soltanto ora, dopo che il ministro ha presentato denuncia ai carabinieri il 16 settembre. Sulla vicenda sono in corso accertamenti per individuare chi abbia spedito il plico e verificare il contenuto delle accuse riportate nella lettera.
Il proiettile e quella denuncia anonima
La busta era indirizzata direttamente a Valditara.
All’interno, oltre al proiettile, c’era un foglio con frasi minatorie e un riferimento a presunte irregolarità nella concessione di diplomi da parte di istituti privati del territorio salernitano.
Un elemento che, al momento, resta da verificare.
Non risultano infatti accertate le presunte irregolarità denunciate nella lettera e non sono stati resi noti ulteriori elementi che consentano di attribuire quelle accuse a fatti specifici.
Sarà l’inchiesta a stabilire se dietro quelle segnalazioni ci siano circostanze concrete, una denuncia strumentale oppure un tentativo di intimidazione legato ad altre ragioni.
Le indagini dei carabinieri
Dopo la denuncia presentata dal ministro, sono partiti gli accertamenti.
Gli investigatori dovranno ricostruire innanzitutto il percorso della busta, partendo dall’indicazione della provenienza da Salerno, e risalire all’autore o agli autori dell’invio.
Il proiettile e la lettera rappresentano gli elementi principali dell’indagine. Al momento non risultano persone identificate per il gesto.
Il tema dei diplomifici
La vicenda arriva mentre il ministero guidato da Valditara ha intensificato negli ultimi anni i controlli sul fenomeno dei cosiddetti “diplomifici”, cioè istituti accusati di rilasciare titoli di studio attraverso percorsi irregolari.
Nel 2026 il ministro ha rivendicato i risultati delle nuove norme e dei controlli contro il fenomeno.
In provincia di Salerno, inoltre, esistono precedenti giudiziari relativi a istituti paritari e al rilascio di diplomi contestati: nel 2023, ad esempio, il Tar di Salerno aveva esaminato un caso relativo a una scuola paritaria dalla quale, secondo la ricostruzione riportata negli atti, sarebbero stati emessi diplomi ritenuti falsi dalla Procura. Si tratta però di una vicenda distinta da quella del plico ricevuto da Valditara e non ci sono elementi per collegarla automaticamente all’episodio denunciato oggi.
La solidarietà al ministro
La notizia ha provocato numerose reazioni istituzionali.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso solidarietà a Valditara, definendo il proiettile e la lettera un atto intimidatorio e sottolineando la necessità di fare piena luce sull’accaduto.
Vicino al ministro si sono schierati anche il vicepremier Antonio Tajani, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il presidente del Senato Ignazio La Russa e la ministra dell’Università Anna Maria Bernini.
Una busta partita da Salerno
C’è però un elemento che rende la vicenda particolarmente significativa per la Campania.
Quella busta, secondo quanto emerso dalle prime informazioni, è stata spedita da Salerno ed è proprio nel territorio salernitano che la lettera colloca le presunte irregolarità sui diplomi.
Due elementi che gli investigatori dovranno ora tenere distinti: da una parte la provenienza del plico e le accuse contenute nella lettera, dall’altra la minaccia rappresentata dal proiettile.
Solo gli accertamenti potranno stabilire se esista un collegamento concreto tra i due aspetti.
Per ora c’è una certezza: un ministro della Repubblica ha ricevuto una busta anonima contenente un proiettile e una lettera minatoria.
E c’è un’altra domanda, affidata agli investigatori: chi l’ha spedita e perché?
A queste domande dovrà rispondere l’indagine dei carabinieri.










